Giugno 2022 – Pordenone Docs Fest

La cinepresa non è una bomba molotov

È stato ritrovato un documentario importantissimo, praticamente inedito, con Damiano Damiani (ricorre il centenario della nascita del regista originario di Pasiano di Pordenone) e con protagonisti anche Bernardo Bertolucci e Cesare Zavattini. “La cinepresa non è una bomba Molotov”, del fotografo, regista e giornalista tedesco Gideon Bachmann, considerato perduto dopo un solo passaggio televisivo a fine anni ’70 in Germania, torna al pubblico, proprio nell’anno dell’anniversario di Damiani, che fa da narratore e demiurgo del film.

Il documentario pone domande attualissime: il cinema può essere politicamente utile? Può causare sconvolgimento sociale? Il film è davvero una tale forza di cambiamento come si è sempre creduto, o può solo introdurre nuove abitudini, nuove mode, nuove ossessioni? A dare il titolo, “La cinepresa non è una bomba Molotov”, è una frase pronunciata nel film da Bernardo Bertolucci.

Il documentario verrà presentato a Bologna, presso l’Auditorium DAMSLab, lunedì 27 giugno alle 14:45, nell’ambito della XXXVI edizione del festival “Il cinema ritrovato”. L’introduzione è affidata a Riccardo Costantini, responsabile archivi di Cinemazero e coordinatore del festival Pordenone Docs Fest: il documentario infatti è stato restaurato dall’associazione culturale pordenonese presso il laboratorio L’Immagine Ritrovata, a partire da una copia 16mm conservata dalla Cineteca del Friuli.

Protagonista, in un insolito mockumentary, è Damiano Damiani, regista, scenografo e sceneggiatore originario di Pasiano di Pordenone, scomparso a Roma nel 2013, che ha diretto, tra l’altro “Il giorno della civetta” (1968) e alcuni episodi del celebre sceneggiato televisivo sulla mafia “La piovra” (1984-95). Bachmann, per garantirsi la fiducia della produzione tedesca committente, aveva promesso di realizzare un film sulla vita del regista italiano ma durante le riprese scoprì che «Damiani era molto più interessato a lavorare con noi a un film sul cinema di strada che a essere oggetto di un normale lavoro biografico». Così è nato un grande documentario politico, fatto, prosegue l’autore «con la speranza che la politica potesse motivare i giovani e che i film potessero essere veicolo di tale motivazione. Io ero allora, come molti post-sessantotto, convinto che l’educazione e la coscienza fossero le strade future del miglioramento sociale. Io credevo ancora che il cinema fosse uno strumento di rivoluzione».

Oggi, a 44 anni di distanza, immersi in una crisi forse ancor più profonda di allora, rivedere quel documentario e ascoltare le riflessioni di grandi cineasti dell’epoca, può fornire nuovi spunti per interpretare il ruolo del cinema nella società. Per Bachmann, «ciò che i film politici possono fare per noi è darci la sensazione di non essere soli là fuori nella tempesta. Che qualcuno condivida le nostre opinioni. Il cinema può fornire solidarietà».

A seguire, dopo “La camera non è una bomba molotov”, verrà presentato “Il Carso”, cortometraggio di Franco Giraldi ritrovato e restaurato da Cinemazero, Pordenone Docs Fest e Fondazione Cineteca di Bologna, dalla copia d’epoca 35mm di Videa. Il film, prodotto nel 1960 dalla Documento Film e girato durante le vacanze di Natale del 1959 sul Carso triestino era stato dato per perduto, fino al ritrovamento da parte di Lorenzo Codelli di una copia conservata in ottimo stato negli archivi della Cineteca di Bologna. Il regista, attore, scrittore e sceneggiatore sloveno Franco Giraldi, all’epoca ex giornalista cinematografico emigrato a Roma e attivo come assistente alla regia, firmava un personalissimo, dolceamaro affresco ‘western’ sulla propria terra d’origine. Giuseppe Pinori – in seguito direttore della fotografia per Nanni Moretti, Marco Tullio Giordana, i fratelli Taviani – immortalava tramite immagini indelebili il duro lavoro quotidiano dei pescatori e dei contadini di Santa Croce / Sveti Križ. Un villaggio in rapido spopolamento, schiacciato tra il confine con la Jugoslavia di Tito e le pendici a strapiombo sul Golfo di Trieste. È del critico triestino Callisto Cosulich, anche lui emigrato nella capitale, il lirico commento fuori campo.

«In questo documentario, ma anche magnificamente nei suoi film di fiction, il Carso è un vero protagonista: non posso non ricordare lo splendido “Un anno di scuola”, film che ho amato molto e che ho visto nascere, – è il commento di Claudio Magris – Il Carso, per me e per Giraldi, diventa personaggio indissolubile dalla storia di quell’epoca: un territorio aspro, slataperiano, in contrasto con la “vecchia Europa” della città, dove i ragazzi si danno “del lei”. Vedendo questo documentario, non posso non ricordare il magnifico Carso che appare in un film che ritengo un autentico capolavoro di Giraldi, “La frontiera”. Un film bellissimo, forse il suo più bello».

Marco Bertozzi vince il Premio dell’Accademia nazionale dei Lincei 

È motivo di orgoglio anche per Cinemazero il Premio del Ministro della Cultura per la Critica dell’arte e della poesia dell’Accademia nazionale del Linceiconsegnato al docente e regista riminese Marco Bertozzi venerdì 17 giugno, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Professore ordinario di Storia del cinema, fotografia, televisione presso lo IUAV di Venezia e componente della Scuola di Dottorato in Architettura, Bertozzi fa parte del Comitato scientifico dell’associazione pordenonese.  

Nei suoi lavori, ha spesso dedicato attenzione ai ricchi archivi di Cinemazero, ultimamente concentrandosi sull’approfondimento svolto da Pordenone Docs Fest su Nico Naldini e il suo “Fascista” e sulle risorse dedicate a Fellini. Nella motivazione del premio, infatti, l’Accademia segnala il recente “L’Italia di Fellini. Immagini, paesaggi, forme” (Venezia 2021), volume di ricerca che comprende appunto molti materiali fotografici e documentali di Cinemazero. Bertozzi ha inoltre pubblicato, con Pordenone Docs Fest, il fondamentale “Documentario come arte. Riuso, performance, autobiografia nell’esperienza del cinema contemporaneo”, 2018, edito per Marsilio e Cinemazero. 

Nella motivazione del premio, si legge: «svolge attività di ricerca e di studio secondo un ampio e qualificato programma, che già dalla formazione mostra di spaziare dalle discipline storico artistiche all’ambito delle immagini in movimento; su questa base ha anche svolto un’attività operativa nel campo della video-documentazione e della video-saggistica, e ha prodotto testimonianze originali nel panorama degli studi del settore». Viene inoltre sottolineata «l’attenzione rivolta alle immagini d’archivio e al loro uso nella produzione audiovisiva odierna». 

Autore di una fitta serie di pubblicazioni, alcune monografie, saggi e articoli, Bertozzi è stato anche organizzatore di convegni e curatore di numerose mostre: tra gli ultimi lavori il “Museo Fellini” a Rimini, anch’esso realizzato contando su materiali rari di Cinemazero; ha compiuto esperienze didattiche e di ricerca in diversi Paesi stranieri e ha ottenuto riconoscimenti «che ne testimoniano il ruolo significativo nell’area della storia della cultura e dei media». 

Conclude l’Accademia: «Capace di cogliere le connessioni fra discipline diverse e di indagarne i peculiari apporti, ha confermato lo spessore della sua ricerca affrontando l’analisi di aspetti meno esplorati di un autore come Fellini, e dei percorsi di artisti d’impronta sperimentale come Paolo Gioli e Gianikian-Ricci».  

Revolution of our times dal 30 giugno nelle sale italiane

Dopo l’esordio europeo, quasi clandestino, al Festival di Cannes e l’anteprima nazionale al Pordenone Docs Fest, premiata con la vittoria del Premio del Pubblico, esce nelle sale italiane il documentario Revolution of Our Times.

Il film, che uscirà nei cinema il 30 giugno, è una potentissima immersione all’interno delle proteste di Hong Kong tra la repressione cinese e il crescente senso di comunità della popolazione.

15 marzo 2019: inizia la battaglia che oppone Hong Kong e la Cina continentale. È trascorso meno di un mese dalla proposta di legge governativa sull’estradizione, una legge che di fatto spezzerebbe la linea di autonomia tra i due sistemi giuridici, e il cuore della città prende fuoco. Revolution of Our Times è il racconto di quel fuoco. Della gigantesca rivolta popolare che culminerà nel lungo assedio al Politecnico e finirà per coinvolgere due milioni di persone. Soprattutto giovani e giovanissimi. Un documentario tanto asciutto quanto doloroso, costruito da Kiwi Chow che coordina e si fa portavoce del collettivo di registi The Hongkongers, alternando le testimonianze dirette dei protagonisti e le incredibili immagini riprese in presa diretta durante i cortei e le manifestazioni.  

La data di uscita segue la ricorrenza del 1°luglio, ossia a 25 anni dalla restituzione della colonia britannica alla Cina avvenuta il primo luglio 1997 (la città è tuttora amministrata separatamente in base all’accordo “un Paese, due sistemi”).

LE PRIME SALE

FIRENZE, Arena Manifattura, 03/07

MILANO, Anteo – dal 30/06

NAPOLI, Modernissimo – dal 30/06

PERUGIA, Postmodernissimo – dal 30/06

PIACENZA, Arena Daturi – 01/07

ROMA, Greenwich – dal 30/06

TORINO, Massimo – dal 30/06

TRIESTE, Ariston – 30-01/07

UDINE, Arena Loris Fortuna – 30/06

UDINE, Visionario – dal 30/06

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Il Pordenone Docs Fest al Castiglione Cinema – RdC incontra

Ci saranno anche Cinemazero e il Pordenone Docs Fest tra le esperienze cinematografiche a confronto a Castiglione del Lago, in Umbria, sabato 11 giugno. Il seminario nazionale “Politiche culturali e scenari economici per il futuro del cinema italiano” è organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e verte sul tema delle politiche culturali destinate a cinema e audiovisivo, anche alla luce del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. L’evento, di carattere nazionale, affronta poi la necessità di ripensare l’intera filiera, dopo gli sconvolgimenti provocati da due anni di pandemia.

La Fondazione sottolinea come, mai come in questo periodo storico, nonostante le difficoltà, si scommette sul comparto cinematografico, individuando nel “fare cinema” la possibilità di una crescita umana e culturale. La sfida è tenere insieme la dimensione culturale con quella economica, lavorando perché produzione, diffusione e ricezione possano creare un circuito virtuoso in cui il valore di ciascuno ne esca moltiplicato e a beneficiarne sia l’intero sistema Paese.

Si tratta di una sfida cruciale anche per il futuro di Cinemazero e per la città di Pordenone. A rappresentare l’associazione culturale pordenonese nel dibattito a Castiglione del Lago, con i principali direttori di festival e responsabili della filiera dell’audiovisivo d’Italia, sarà Riccardo Costantini, coordinatore del Pordenone Docs Fest. Infatti, in controtendenza con i dati di pubblico in calo nelle sale, la XV edizione del festival ha registrato lo scorso aprile gli stessi numeri del 2019 e rappresenta quindi un caso di successo, da studiare quale buona pratica a livello nazionale.

Il seminario nazionale prevede due sessioni: la prima ha come tema il futuro bilanciamento tra dimensione culturale e industriale del cinema italiano; la seconda apre una riflessione sull’evoluzione indifferibile del ruolo della critica e dei mediatori culturali.

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