PCS_Admin – Pordenone Docs Fest

NIUDOCS 2026 – prima fase

Si è conclusa, durante la XIX edizione di Pordenone Docs Fest, la prima fase di NIUDOC 2026 – Where Stories Begin, il programma dedicato allo sviluppo di giovani talenti emergenti nel cinema documentario.

A fronte di oltre 75 candidature pervenute, sono stati selezionati sei progetti documentari che prenderanno parte al percorso di sviluppo:

  • Il Kaiju Friulano di Giulio Golfieri e Matteo Quaiattini
  • Lumin di Giovanni Bez
  • I Remember… di Arta Kroni
  • L’Oro e il Miele di Matteo Trevisan
  • Weird Bridges di Faye Shu
  • Where Is My Bed? di Ana Vučićević

La selezione è stata curata da Massimo Iannetti (Pordenone Docs Fest) e Linda Venturini (Lago Film Fest), in collaborazione con la regista e visual artist Nika Saravanja.

Nel corso di questa prima fase, i filmmaker hanno presentato i propri progetti attraverso sessioni di pitch e incontri one-to-one con realtà produttive del Triveneto e dei Balcani, dando vita a un confronto ricco di stimoli creativi e prospettive produttive.

La giornata si è conclusa con la cerimonia di premiazione, durante la quale sono stati assegnati i seguenti riconoscimenti:

  • Il Kaiju Friulano di Giulio Golfieri e Matteo Quaiattini – Impronta Films Consultancy Award, in collaborazione con Impronta Films
  • I Remember… di Arta Kroni – #DocsConnect Taskovski Training Award, in collaborazione con Taskovski Films
  • Where Is My Bed? di Ana Vučićević – NIUDOC 2026 Best Project Award

Il programma proseguirà ora con un percorso di tutoring che accompagnerà autori e autrici nello sviluppo dei progetti, nella scrittura e nella realizzazione di pitch deck e teaser, tra aprile e luglio. I materiali prodotti saranno presentati a luglio 2026 nell’ambito del Lago Film Fest.

NIUDOC è un’iniziativa promossa da CNA Cinema Audiovisivo FVG, CNA Cinema Audiovisivo Veneto, Pordenone Docs Fest – Le voci del documentario e Lago Film Fest, in collaborazione con il Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia.

¡No pasarán!

La Guerra Civile Spagnola fu il primo conflitto a essere raccontato in modo massiccio attraverso il cinema, generando una straordinaria varietà di sguardi, ideologie e forme. Documentari, cinegiornali e film di finzione – realizzati da autori spagnoli e registi stranieri – divennero strumenti di propaganda e testimonianza, riflettendo le molte anime in lotta: comunisti filo-sovietici, anarchici, falangisti, nazisti inviati da Hitler, cattolici reazionari.

La retrospettiva ¡No pasarán!, a cura di Federico Rossin, propone una polifonia di immagini e racconti che restituiscono l’essenza di questo cruciale passaggio storico, la sua intensità e la sua persistente attualità. In un’epoca segnata dal ritorno di forti nazionalismi, ripensare quella vicenda significa interrogare il presente.

Il programma si articola in più serate, offrendo un percorso attraverso alcune delle opere più significative dedicate al conflitto: da Terra di Spagna di Joris Ivens, testimonianza fondamentale della lotta repubblicana, al lirico Guernica di Alain Resnais; dall’intensità politica di Cuore di Spagna di Paul Strand e Leo Hurwitz, fino all’opera unica di André Malraux, Sierra de Teruel. La retrospettiva prosegue con il monumentale Morire a Madrid di Frédéric Rossif e si conclude con i film di Henri Cartier-Bresson, intensi appelli alla solidarietà internazionale.

PROGRAMMA:

Giovedì 2 aprile, ore 20.45
Terra di Spagna – Joris Ivens
Realizzato a sostegno della Repubblica, è il più importante film sulla guerra civile spagnola. Girato sul fronte repubblicano con la collaborazione, tra gli altri, di Ernest Hemingway, intreccia immagini di guerra e vita contadina, mostrando il legame profondo tra il fronte e la sopravvivenza civile.
A seguire: Guernica – Alain Resnais, Robert Hessens
Un potente film sull’arte e sulla storia: attraverso le opere di Pablo Picasso, una denuncia del bombardamento della città basca e una meditazione sulla violenza del Novecento.

Giovedì 9 aprile, ore 20.45
Cuore di Spagna – Paul Strand, Leo Hurwitz
Un’opera di montaggio innovativa e profondamente politica, che racconta la vita dei combattenti repubblicani attraverso il simbolo della donazione di sangue.
A seguire: Sierra de Teruel – André Malraux
Un film unico per stile e genesi, sospeso tra finzione e realtà, anticipatore del neorealismo.

Giovedì 16 aprile, ore 20.45
Morire a Madrid – Frédéric Rossif
Grande affresco costruito con materiali d’archivio, che contribuì a rilanciare negli anni Sessanta il mito dell’antifascismo internazionale.

Giovedì 23 aprile, ore 20.45
Vittoria della vita – Henri Cartier-Bresson
Un documentario dedicato alla solidarietà internazionale e alla mobilitazione sanitaria repubblicana.
A seguire: La Spagna vivrà – Henri Cartier-Bresson
Un appello alla resistenza antifascista realizzato negli ultimi mesi del conflitto, testimonianza intensa e commovente di un ideale destinato a sopravvivere alla sconfitta.

Pordenone Docs Fest Awards

Si è conclusa ieri, con la cerimonia di premiazione, la XIX edizione di Pordenone Docs Fest, il festival di cinema del documentario che dal 25 al 29 marzo ha portato a Pordenone il meglio della produzione documentaria internazionale, trasformando la città in un luogo di incontro, confronto e condivisione. 

Per cinque giorni, le sale di Cinemazero sono state attraversate da un’energia viva e partecipata: oltre 250 ospiti provenienti da tutto il mondo — tra registe e registi, autori e autrici, critici, esercenti e distributori — insieme a tantissimi studenti e studentesse hanno animato ogni momento del festival, dando vita a un dialogo continuo tra pubblico e protagonisti del cinema del reale. Tutte le serate hanno registrato il tutto esaurito, così come gli incontri, i laboratori e i momenti di approfondimento che hanno reso questa edizione particolarmente ricca e partecipata. 

I documentari possono cambiare il mondo” ha dichiarato Riccardo Costantini, curatore del festival. “Questo era il claim di questa edizione, e ne abbiamo avuto una conferma concreta in questi giorni: oltre 6000 persone hanno vissuto il festival, lo hanno attraversato, hanno partecipato con curiosità e passione, contribuendo a renderlo uno spazio vivo, necessario.” 

Ad aggiudicarsi il Gran Premio della Giuria è stato A Fox under a Pink Moon di Mehrdad Oskouei. La giuria internazionale, composta dalla scrittrice Esther Kinsky, dal regista Igor Bezinović — vincitore agli EFA 2026 con Fiume o Morte! — e presieduta da Nikolaus Geyrhalter, tra i più autorevoli autori del documentario contemporaneo, ha premiato il film con la seguente motivazione: “Il film offre uno sguardo autentico e diretto sui rischi legati all’intraprendere una rotta migratoria, un percorso segnato da minacce costanti per chi lo attraversa. È stato realizzato nell’arco di cinque anni con un semplice telefono cellulare dalla stessa protagonista, restituendo una prospettiva intima e profondamente personale. La protagonista, ancora adolescente durante le riprese, rende questo racconto ancora più potente: auspichiamo che il film possa raggiungere un pubblico giovane, spesso distante dalla comprensione delle dimensioni più umane e individuali delle migrazioni.” 

La giuria ha inoltre assegnato una menzione speciale a Peacemaker di Ivan Ramljak, definendolo “un prezioso lavoro di raccolta e valorizzazione di materiali d’archivio, capace di costruire il ritratto di una figura che merita di essere ricordata”, sottolineando come il film ci ricordi con forza che, oggi più che mai, l’impunità rappresenta uno dei nodi cruciali nei conflitti contemporanei. 

Il Green Documentary Award è stato assegnato a Supernature di Ed Sayers, che ha conquistato anche il Premio del Pubblico, ricevendo un’accoglienza calorosa e partecipe. La motivazione evidenzia come, “in un’epoca segnata da crisi e disattenzione verso l’ambiente, il film sia un invito ad aprire gli occhi sulla bellezza che ancora resiste, nonostante tutto. Un invito ad agire, a sentirsi parte di una narrazione collettiva che unisce esseri umani, natura ed elementi in un unico grande racconto condiviso.” 

La Young Jury, composta da studenti e studentesse provenienti da tutta Europa insieme al Cinemazero Young Club, ha assegnato lo Young Jury Award a 32 meters di Morteza Atabaki per la sua capacità di raccontare con sensibilità il desiderio di libertà, crescita e scoperta di sé, attraverso il percorso delle sue protagoniste verso l’autonomia, restituendo con autenticità aspirazioni, paure e determinazione nel ridefinire il proprio ruolo all’interno della società. 

Un segnale forte e profondamente attuale è arrivato anche dal DocsXR Audience Award, assegnato all’esperienza immersiva Under the Same Sky, che accompagna lo spettatore nel racconto di un giornalista palestinese intento a documentare gli orrori della Striscia di Gaza, oggi ridotta in macerie. Un’opera capace di coinvolgere in prima persona e di trasformare la visione in esperienza, rendendo ancora più urgente e tangibile la realtà raccontata. 

Le opere premiate raccontano storie necessarie, storie di cambiamento, capaci di interrogare lo sguardo e aprire nuove prospettive. È proprio questa tensione verso un punto di vista diverso, più profondo e consapevole, ad aver rappresentato il filo rosso dell’intera XIX edizione. 

Pordenone Docs Fest Day 4

Sabato 28 marzo Pordenone e Cinemazero entrano nel vivo della quarta giornata del Pordenone Docs Fest, con un programma denso che attraversa sguardi, geografie e linguaggi diversi. 

La giornata si apre alle 10.00 con Fiume o morte! di Igor Bezinović, membro della giuria della XIX edizione e presente in sala, premiato come miglior documentario europeo agli European Film Awards 2026: un’opera che va oltre la ricostruzione storica e si configura come una riflessione profonda sulle radici dell’estremismo, intrecciando le visioni dannunziane con le tensioni nazionaliste contemporanee.  A seguire, il regista sarà protagonista di una masterclass che offrirà al pubblico l’occasione di entrare nel cuore del suo processo creativo, tra costruzione del reale e riflessione sul rapporto tra estetica e politica. 

In parallelo, il festival si apre anche al confronto professionale con l’evento industry Vero! Connecting Docs, che riunisce autori e autrici insieme a rappresentanti di festival internazionali per dare visibilità a opere selezionate, creando nuove opportunità di circolazione e incontro tra creatività e industria. Il dialogo tra pratiche e modelli produttivi prosegue nel pomeriggio con un panel dedicato alle nuove strategie di distribuzione del documentario, tra reti collaborative, piattaforme condivise e circuiti alternativi capaci di ampliare il pubblico e ridefinire l’ecosistema del settore. 

La dimensione internazionale si riflette anche nelle anteprime, come Wise Women di Nicole Scherg, in programma anche per le scuole alle 10.30 a ingresso gratuito, che segue cinque ostetriche in diverse parti del mondo, restituendo un ritratto potente e necessario di chi difende il diritto a una nascita sicura e consapevole. Il film, proiettato in collaborazione con Voce Donna ETS, Carta di Pordenone e Ordine delle Ostetriche, mette in luce come il momento del parto sia al tempo stesso esperienza individuale e questione collettiva, profondamente intrecciata a diritti, cultura e giustizia sociale. Nel pomeriggio, alle 14.30, lo spazio dedicato ai talenti emergenti italiani propone visioni intime e sperimentali come Night Blooms e Sueña Ahora, opere che esplorano il confine tra realtà e immaginazione, tra desiderio e isolamento, portando sullo schermo nuove forme narrative e sensibilità contemporanee. 

Il percorso nella memoria storica e politica continua con la retrospettiva dedicata alla guerra civile spagnola con la proiezione de Il disincanto di Jaime Chávarri, in cui una vedova e i tre figli di un poeta franchista raccontano le loro storie con una franchezza gioiosa e folle: ovvero come fare a pezzi il patriarcato fascista. Spazio anche al focus sull’assedio a Sarajevo con la consueta sezione curata da Alessandro Del Re che alle 17.30 propone Retour à Sarajevo di Philippe Grandrieux,\\   Images from the Corner di Jasmila Žbanić. 

Balcani, che ritornano anche con Peacemaker di Ivan Ramljak, presentato in anteprima nazionale alle 15.45 alla presenza del regista in collaborazione con Bottega Errante e Meridiano 13. Il film ricostruisce la figura dimenticata di Josip Reihl Kir, un eroe dimenticato, che alla vigilia della guerra croato – serba cercò di fermare l’orrore prima che il sangue cancellasse ogni speranza. 

Accanto al cinema, il festival si apre anche ad altri linguaggi e pratiche. Alle 16.30 in Mediateca appuntamento con GameZero  in cui si analizzerà il videogioco Horses, ispirato a Salò di Pasolini, definito da Wired come il videogioco più controverso dell’anno. Sempre in Mediateca alle 17.00 prende il via il laboratorio per il pubblico più giovane con Mediacreativa, dedicato alla fotografia istantanea, che invita a rallentare lo sguardo e a riscoprire il valore dell’immagine come esperienza concreta e irripetibile. 

Evento speciale non solo di questa giornata, ma dell’intero festival, la speciale proiezione di Moana with Sound, capolavoro di Robert Flaherty del 1926, film che ha decretato la nascita della parola documentario e che racconta il “mondo lontano” della Polinesia, offrendo oggi – ancor più nella sua versione sonora realizzata dalla figlia dello stesso Flaherty nel 1981 – una riflessione su antropologia e colonialismo visuale. 

Il festival comincia con questa proiezione unica in Italia, un nuovo viaggio: Guardare il reale, una collana dedicata ai capolavori centenari del cinema del reale, con l’idea che alcuni documentari chiave della storia del cinema, fondamentali per l’evoluzione dello stile ma anche di eccezionale valore estetico, debbano essere visti – e magari approfonditi – dal grande pubblico. Ogni anno un volume e un film (nella migliore versione possibile) saranno proposti, con l’idea di offrire un testo di guida alla visione ma anche di documentazione, che includa poi la possibilità di guardare il film in streaming in alta qualità, grazie alla partecipazione della piattaforma nazionale CGTV. 

La giornata è costellata, oltre da quelle già citate, da altre anteprime che affrontano temi urgenti e universali.  Le tensioni in Medio Oriente ritornano in Far from Maine, in programma alle 17.30 in collaborazione con Un Ponte Per. Il regista israeliano Roy Cohen, che sarà presente in sala, nel film ripercorre la sua adolescenza, trascorsa insieme all’amico palestinese Aseel, ucciso dalla polizia durante una manifestazione. Negli anni ’90, entrambi avevano fatto parte di una delegazione di giovani che ambivano a essere i semi di un futuro pacifico per il Medio Oriente. In Far From Maine Roy si interroga sul lutto e sul senso di responsabilità in una Tel Aviv sempre più radicalizzata. 

Spazio, infine alla resistenza femminile nella Turchia contemporanea con 32 Meters, dove una gara di tiro diventa atto simbolico di emancipazione.  Il film, presentato alle 21.00 in collaborazione con Voce Donna e Carta di Pordenone, sarà introdotto in sala dal regista Morteza Atabaki e dalla direttrice della fotografia Zeynep Secil. 

Pordenone Docs Fest Day 3

Venerdì 27 marzo Pordenone Docs Fest entra nel vivo con una giornata ricchissima di appuntamenti che attraversano temi urgenti del presente – dai diritti delle donne alla memoria dei conflitti, dal lavoro alle crisi ambientali. 

La mattina si apre alle 10.30 con l’anteprima nazionale di Girls Don’t Cry delle registe Sigrid Angelika Klausmann e Lina Lužytė. Il film racconta cosa significhi essere adolescenti oggi attraverso le storie di sei ragazze provenienti da paesi e contesti diversi, unite dalla stessa determinazione a rivendicare il diritto all’autodeterminazione. L’evento è realizzato in collaborazione con Voce Donna ETS ed è a ingresso gratuito, aperto anche alle scuole. 

Nello stesso orario altra proiezione importante, dedicata al pubblico più giovane. Non è un’anteprima, ma si è ritenuto necessario, per il tema trattato, inserirla nel palinsesto di questa edizione: Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, il primo documentario che ricostruisce la verità giudiziaria sul sequestro, le torture e l’uccisione del ricercatore italiano ritrovato morto nei pressi del Cairo il 3 febbraio 2016. Inoltre, sarà inaugurata per l’occasione davanti a spazioZero una panchina gialla, simbolo permanente di riflessione sui diritti fondamentali e sull’urgenza di difenderli. 

Sempre nella mattinata, prende il via NIUDOC 2026 – Where Stories Begin!, progetto dedicato ai giovani talenti del documentario. L’iniziativa offre a registi e registe emergenti la possibilità di presentare le proprie idee attraverso sessioni di pitching e incontri one-to-one con produttrici e produttori del Nord Est e dei Balcani.  L’obiettivo è favorire la collaborazione transfrontaliera e creare un ponte tra nuove voci e professionisti del settore. Il progetto è promosso da Pordenone Docs Fest insieme a Lago Film Fest e CNA Cinema Audiovisivo FVG e Veneto, in collaborazione con il Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia. 

Nel pomeriggio, alle 14.30 nella Sala Pasolini, con la sezione Italian Doc Future si riflette sui diritti e sul lavoro. Il primo è The Trials di Marta Massa, che racconta il caso di Maja T., giovane attivista non binary detenutə in isolamento a Budapest e coinvoltə nel cosiddetto “Budapest Complex”, processo politico legato alla repressione delle opposizioni in Ungheria. A seguire Macchina Continua di Ruben Gagliardini conduce lo spettatore a Fabriano, dove per secoli il rumore della grande macchina F3 ha scandito il ritmo della vita e del lavoro. Quando l’impianto si ferma, il silenzio diventa il simbolo di un’Italia che ha progressivamente smantellato il proprio tessuto industriale. I due incontri sono moderati dai registi Alessandro Rossi e Michele Mellara. 

Terzo appuntamento in sala alle 15.00 con la retrospettiva dedicata alla memoria della Guerra Civile Spagnola con La vecchia memoria di Jaime Camino, monumentale documentario del 1977 che ricostruisce la storia della Repubblica e del conflitto attraverso una straordinaria composizione di testimonianze.  Alle 18.00, invece, l’attenzione si sposta sulla retrospettiva dedicata all’assedio di Sarajevo con una serie di opere realizzate durante il conflitto. Ecce Homo di Vesna Ljubić è una toccante sinfonia urbana che restituisce la vita quotidiana della città sotto assedio attraverso suoni, gesti e immagini;  Les 20 heures dans le camp di Chris Marker racconta l’esperienza di un gruppo di rifugiati che crea un proprio telegiornale per riappropriarsi dell’informazione. Il percorso prosegue con Sarajevo Film Festival di Johan van der Keuken, riflessione sul senso del fare cinema in una città bombardata, e con Waiting for Godot… in Sarajevo, documento dedicato alla storica messa in scena di Aspettando Godot diretta da Susan Sontag nel 1993 come atto di resistenza culturale. Interviene Alessandro Del Re. 

Alle 15.15 sarà presentata l’anteprima nazionale di Confessions of a Mole della regista Mo Tan, presente in sala. Tornata in Cina per il Capodanno dopo anni trascorsi all’estero, l’autrice si ritrova immersa nelle dinamiche familiari e nelle superstizioni dei genitori, fino a quando una diagnosi di cancro al seno trasforma quella visita in un viaggio intimo e doloroso. Mescolando documentario e animazione in stop-motion, il film diventa un racconto tragicomico sulla famiglia, sulla fragilità e sulla possibilità di riconciliarsi con il passato.  

Alle 16.00  spazioZero ospita l’incontro industry “Oltre i confini – strategie, coproduzioni e opportunità per il documentario”, dedicato alle coproduzioni internazionali e alle opportunità di collaborazione tra autori, produttori e istituzioni dell’area adriatico-balcanica. 

Spazio ai temi ambientali, da sempre cifra stilistica del festival con l’anteprima nazionale alle 17.15 di Melt del regista austriaco Nikolaus Geyrhalter – che sarà presente in sala – in collaborazione con Bolzano Film Festival Bozen e Legambiente Pordenone. Attraverso immagini spettacolari girate in tutto il mondo – dall’Antartide all’Islanda, dal Canada alle Alpi – il film racconta la lenta ma inesorabile scomparsa dei ghiacci, trasformando il paesaggio in una testimonianza visiva del cambiamento climatico. Un’opera maestosa e dolorosa che osserva la fusione quotidiana delle nevi come una perdita irreversibile per le generazioni future.  

Dopo la proiezione consueto ormai l’incontro a spazioZero con AperiDocs!, accompagnato dalla musica del Cuerdas Trio, che intreccia chitarra classica, elettrica e charango in un viaggio sonoro tra tradizioni colte e popolari dell’America Latina. 

La serata prosegue alle 21.00 con l’anteprima nazionale in collaborazione con Amnesty International Italia di The Beauty of the Donkey della regista svizzero-albanese Dea Gjinovci, che sarà presente in sala in compagnia del padre, protagonista del documentario. Il film racconta il ritorno in Kosovo di Asllan, padre della regista, che dopo cinquant’anni di esilio decide di tornare nel villaggio della propria infanzia insieme alla figlia. Di quel luogo non resta quasi nulla, distrutto dalla guerra del 1998, ma attraverso un gesto poetico padre e figlia coinvolgono la comunità locale per ricostruire i ricordi perduti e affrontare i traumi della storia.  

La serata si trasforma in una festa musicale con il concerto esclusivo dell’artista Arbëreshë, che rielabora i canti popolari albanesi intrecciando voce, chitarra e strumenti tradizionali in un dialogo tra memoria e contemporaneità. Più tardi, intorno alle 22.30, la musica si riversa a  spazioZero con l’energia travolgente della Kosovo Wedding Band, ensemble che porta sul palco l’energia delle tradizioni balcaniche trasformandole in un’esperienza musicale collettiva e irresistibilmente danzante. 

Infine, la giornata si conclude con l’anteprima nazionale di Edge of the Night del regista estone Vladimir Loginov. Il film racconta un’intera notte nella città di Tallinn, seguendo le vite di chi abita le ore più silenziose: neonati che piangono, musicisti di strada, infermieri, nottambuli e solitudini urbane. Un mosaico poetico e sorprendente che trasforma la notte in uno spazio di sogni, desideri e umanità condivisa. 

Pordenone Docs Fest Day 2

Quest’anno il premio Images of Courage del Pordenone Docs Fest va all’attivista uigura Kalbinur Sidik, e alla regista olandese che ha dato voce alla sua storia nel film Eyes of the Machine. Il riconoscimento, dedicato a chi utilizza il cinema come strumento di testimonianza e difesa dei diritti umani, verrà consegnato giovedì 26 marzo alle 18, a Cinemazero, dopo l’anteprima nazionale del documentario. Kalbinur Sidik, sopravvissuta ai campi di rieducazione nello Xinjiang, oggi è rifugiata nei Paesi Bassi. Lei e la regista saranno presenti in sala per ritirare il premio in collaborazione con l’Ordine nazionale dei giornalisti e con l’Associazione Il Capitello. 

Dopo il sold out per tutti gli spettacoli della prima giornata di festival, che ha dovuto aggiungere anche proiezioni ulteriori per accontentare tutti, tra gli appuntamenti più attesi della seconda giornata del festival c’è, alle 21, un evento speciale che intreccia cinema, storia e musica dal vivo. A Nord! Nobile, successi e cadute presenta rari filmati degli Archivi LUCE-Cinecittà, dedicati alle spedizioni polari di Umberto Nobile negli anni Venti, in particolare all’impresa centenaria del 1926 assieme ad Amundsen (primi a sorvolare il Polo in aerostato), accompagnate dal vivo dal vibrafono di Luigi Vitale. A seguire l’anteprima nazionale di Ice Grave di Robin Hunzinger, un affascinante thriller archeologico che ricostruisce la misteriosa spedizione di tre esploratori a bordo di un aerostato verso il Polo Nord nel 1897. Decenni dopo la loro scomparsa, il ghiaccio restituisce i corpi e i rullini fotografici grazie ai quali riemergono istanti degli ultimi giorni di quella missione leggendaria. Tra storia, scienza e memoria, il film riflette sul fragile equilibrio dell’Artico, in un’epoca segnata dal cambiamento climatico, ma anche sulle mire espansionistiche verso quelle terre che ritornano preoccupantemente attuali. 

Le anteprime nazionali iniziano al mattino, alle 10.30, con The Longer You Bleed del regista britannico Ewan Waddell in collaborazione con Medici Senza Frontiere. La proiezione è dedicata anche a studenti e studentesse. In un’epoca dominata dallo scrolling, la guerra rischia di trasformarsi in contenuto da consumo rapido. Alcuni giovani ucraini rifugiati a Berlino osservano la loro patria bruciare attraverso Instagram: così il trauma si trasforma nell’era digitale e si resta pericolosamente assuefatti al dolore. L’umorismo surreale resta l’unico scudo possibile contro una realtà che rischia di normalizzare l’orrore. Alla proiezione partecipano il regista e la protagonista e produttrice Liubov Dyvak

Alle 16:30 l’anteprima nazionale di Cinema Kawakeb, del regista giordano Mahmoud Al Massad, è il ritratto poetico ed affascinante della più antica sala cinematografica di Amman, che sopravvive – con le storie di chi lo vive – tra debiti, abbandono e tensioni politiche, mentre si accendono le proteste per la guerra a Gaza. 

Il Pordenone Docs Fest dà spazio a diversi eventi industry, per addetti ai lavori: alle 10:30 in Mediateca vengono esplorate nuove vie per esplorare il reale, tra documentario ed esperienze immersive, un incontro dedicato alle trasformazioni del linguaggio documentario nell’epoca dell’Extended Reality. Alle 14.30, sempre in Mediateca, si terrà “Formare lo sguardo – educare al documentario tra scuola e politiche culturali”, un confronto internazionale dedicato alle strategie per portare il cinema del reale nei percorsi educativi. Il panel, realizzato in collaborazione con l’Associazione Videoteche e Mediateche Italiane nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, fa dialogare esperienze italiane ed europee che hanno integrato il documentario nei curricula scolastici attraverso festival, archivi e piattaforme educative, riflettendo su come costruire un’alfabetizzazione visiva capace di formare cittadini e cittadine consapevoli. 

Il ricchissimo programma comprende la proiezione, alle 18, in Sala Modotti, di Homo Sapiens, per il ciclo omaggio al regista austriaco Nikolaus Geyrhalter, presidente di giuria della XIX edizione del Pordenone Docs Fest. Il film mostra un mondo in cui l’uomo è scomparso e la natura si riappropria lentamente degli spazi urbani e industriali abbandonati, trasformando le rovine della civiltà in un paesaggio silenzioso e inquietante. 

E, ancora, alle 14.45 prende il via la sezione Italian Doc Future!, che dà spazio a talenti emergenti del cinema italiano, con Il Castello Indistruttibile di Danny Biancardi, Stefano La Rosa e Virginia Nardelli. Nel quartiere palermitano di Danisinni, tre bambine trasformano un asilo abbandonato in un rifugio segreto dove immaginare un futuro diverso: è il loro “Castello”, spazio di libertà e complicità. 

Proseguono anche le due retrospettive del festival. Per “Sarajevo, l’assedio: 1992–1996”, curata da Alessandro Del Re – Senior Programming Manager per MUBI, alle 14:30 c’è Serbian Epics di Paweł Pawlikowski, realizzato nel 1992: uno sguardo inquietante dietro le linee dei nazionalisti serbi guidati da Radovan Karadžić. A seguire Les Vivants et les Morts de Sarajevo di Radovan Tadic, girato tra il 1992 e il 1993, che restituisce il punto di vista degli abitanti della città assediata. 

Alle 17.00 il secondo appuntamento, con ospite d’eccezione il massimo storico del cinema spagnolo Esteve Riambau, della retrospettiva curata da Federico Rossin sulla guerra civile spagnola è con Le due memorie di Jorge Semprún, realizzato nel 1972. Attraverso interviste girate tra Francia e Spagna, spesso in semi-clandestinità, lo scrittore e intellettuale esplora il difficile rapporto tra amnistia politica e amnesia collettiva, interrogandosi sul ruolo della memoria nella costruzione della democrazia. 

Dalle 19.30 torna a spazioZero  AperiDocs!, accompagnato dalla musica elettronica di Gullidanda & Al Sagor, tra suggestioni industriali, psichedelia e ritmi techno.  

E, ancora, per tutte le giornate del festival, è possibile immergersi nel mondo DocsXR, la sezione del Pordenone Docs Fest dedicata alle nuove tecnologie narrative. Otto opere presentate in anteprima nazionale, per “vivere” altre vite e altri mondi. Le esperienze immersive sono disponibili gratuitamente in due sedi: lo stand vetrato in piazza XX Settembre e la Mediateca in via Mazzini, 3.  

Pordenone Docs Fest – Day 1

Mercoledì 25 marzo si apre a Cinemazero la XIX edizione del Pordenone Docs Fest. Uno degli appuntamenti più attesi dà il via alla retrospettiva “Sarajevo, l’assedio: 1992-1996”: alle 18 l’anteprima nazionale del clamoroso documentario Sarajevo Safari porta alla luce l’agghiacciante vicenda dei cecchini stranieri che pagavano per sparare sui civili nella città assediata. Alla proiezione, in collaborazione con Kinoatelje ed EMERGENCY, intervengono il regista Miran Zupanič, Andreina Di Sanzo e Andrea Paco Mariani di OpenDDB.

Alle 21, per la serata di apertura, lo sguardo si sposta sull’Iran, con la storia inaspettata – sempre in anteprima nazionale – di una giovanissima artista, Soraya, in fuga dall’Afghanistan e poi dall’Iran. Il delicato A Fox Under a Pink Moon,del regista iraniano Mehrdad Oskouei, arriva a Pordenone, in anteprima nazionale, dopo aver vinto il prestigioso premio per il miglior film all’IDFA, il festival di Amsterdam, punto di riferimento per il cinema del reale in Europa. Saranno presenti l’autore e la protagonista Soraya Akhalaghi, che ha partecipato al film come direttrice della fotografia, tecnico del suono e co-regista. La proiezione è in collaborazione con Voce Donna.

Alla guerra civile spagnola sono dedicate la seconda retrospettiva del festival: ¡No pasarán!, a cura del critico cinematografico Federico Rossin (inizia alle 15:30 conViva la Spagna! di José María Berzosa, realizzato in Francia nel 1976 e considerato una delle analisi più lucide e devastanti del regime franchista mai realizzate)e la mostra fotografica “Omaggio a Robert Capa e Gerda Taro. La fotografia, l’amore, la guerra”, in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia. L’inaugurazione della mostra a spazioZero, alle 19:30, è accompagnata dall’AperiDocs con il concerto dei Club d’Heritage, per un viaggio musicale che intreccia atmosfere cinematografiche, paesaggi sonori onirici e vibrazioni eleganti. La mostra celebra due figure fondamentali del fotogiornalismo del Novecento, che hanno saputo raccontare attraverso l’intensità delle immagini la guerra civile spagnola. Il percorso espositivo testimonia la forza narrativa e il coraggio del loro sguardo: fotografie che restituiscono la vita al fronte, la resistenza della popolazione e la complessità umana della guerra, trasformando la documentazione sul campo in memoria storica e coscienza civile.

Non solo immagini, come sempre il Pordenone Docs Fest dà spazio agli incontri su temi che riguardano la cultura in tutte le sue declinazioni. Alle 17.30, la Mediateca di Cinemazero ospita l’incontro pubblico Città aperta: tavola rotonda per spazi culturali sicuri, inclusivi e accessibili, un momento di confronto dedicato al ruolo della cultura nella costruzione di comunità accoglienti. In vista di Pordenone Capitale italiana della cultura 2027, il festival e Cinemazero (e con loro le realtà sociali che hanno lavorato alla stesura del progetto), avviano con questo appuntamento il percorso “Città Aperte”, un dialogo aperto con realtà culturali, associative e con la cittadinanza per immaginare insieme e lavorare nel tempo su un Manifesto degli spazi culturali sicuri, inclusivi e accessibili. All’incontro partecipano Graziella Bildesheim, presidente di EWA Network con oltre trent’anni di esperienza nel settore audiovisivo europeo, dove si occupa in particolare di parità di genere; la giornalista e scrittrice, con focus su femminismo, giornalismo culturale e divulgazione, Jennifer Guerra; l’avvocata Roberta Parigiani, specializzata nella tutela dei diritti civili e della persona, e la filosofa e formatrice Sofia Righetti Nottegar, impegnata sui temi della disabilità e delle politiche di diversità, equità e inclusione.

Il festival di Cinemazero si tiene sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia, del Comune di Pordenone e della Fondazione Friuli, con il supporto di CGN Servizi, ITACA Cooperativa Sociale e GEA – Gestioni Ecologiche e Ambientali – SPA, anche quest’anno propone un programma capace di intrecciare cinema, storia, diritti e cultura contemporanea.

Manifesto per una comunicazione responsabile e ampia

Cinemazero si impegna da sempre nella promozione di una comunicazione responsabile e ampia, riconoscendo l’impatto cruciale che
le parole hanno sulla società e sul territorio.
La nostra missione è costruire contesti in cui ogni persona si senta rispettata e rappresentata.
Attraverso questo manifesto, vogliamo condividere i nostri principi e le nostre pratiche che ci guidano verso una comunicazione rispettosa e ampia, con l’obiettivo di creare un dialogo – con le persone e il pubblico, con le associazioni, con le realtà del territorio… – che rifletta valori di uguaglianza e rispetto.
Il nostro orizzonte principale è costruire un ambiente comunicativo dove ogni persona si senta rappresentata e rispettata, riconoscendo che il processo potrebbe portare a errori da cui imparare.
Questo documento è frutto di un percorso di formazione, che ha visto come protagonista tutto il personale dipendente di Cinemazero.

A condurre il lavoro è stata Manuela Manera, linguista ed esperta in gender studies.
Abbiamo la certezza che il lavoro fatto finora non terminerà con questo manifesto, ma fa parte necessariamente di un percorso che intraprendiamo anche assieme al nostro pubblico. Ci scusiamo già in partenza se qualche volta commetteremo qualche involontario errore.
Vi chiediamo di sostenerci e accompagnarci in questo processo: se desiderate contribuire al miglioramento della nostra comunicazione, vi invitiamo a condividere suggerimenti e feedback scrivendo a cinemazero@cinemazero.it

CLICCA QUI PER SCARICARE IL MANFIESTO

COMUNICAZIONE
La nostra comunicazione è progettata per essere, ampia e rispettosa.
Ci impegniamo a:
• Garantire un linguaggio ampio e non discriminatorio, andando anche a modificare documenti o comunicazioni qualora non rispettino questa norma;
• Utilizzare immagini che evitino stereotipi, assicurando una rappresentazione più ampia possibile della società;
• Applicare diverse strategie linguistiche per costruire una comunicazione più ampia e rispettosa di tutte le persone (utilizzeremo forme neutre, maschili e femminili e, se ce ne sarà bisogno, ricorreremo alla schwa o ad altre forme in uso);
• In sala, prima di un film, segnaleremo – attraverso specifici avvertimenti – contenuti potenzialmente traumatici, offrendo supporto per chiunque possa trovarsi a disagio;
• Evitare parole e terminologie che rimandano a contesti coloniali o razzializzanti.

SPAZI
I nostri spazi sono progettati per essere accessibili e sicuri.
Ci impegniamo a:
• Garantire bagni accessibili, senza distinzione di genere;
• Proporre visioni al cinema per persone ipoudenti e ipovedenti;
• Offrire spazi e luoghi adeguati e ben segnalati per il pubblico (ad esempio: ascensore per persone con disabilità o indicazioni per persone con esigenze specifiche);
• Favorire accesso a persone con disabilità, in gravidanza o esigenze specifiche
• Assicurare ingresso con biglietto omaggio al cinema per le persone con disabilità e biglietto ridotto per chi l’accompagna;
• Allestimento di punti “Baby Pit Stop” per allattamento e cura di bambine/i in un contesto accogliente e sicuro.

PERSONE E RELAZIONI
Cinemazero si impegna a creare relazioni rispettose e ampie tra le persone valorizzandone la loro unicità e vedendo le differenze sempre come arricchimento e mai come ostacolo.
Ci impegniamo a:
• Permettere a chiunque di indicare i pronomi (nei badge e nelle firme mail) che più ne rappresentano la persona;
• Accogliere in modo ampio le persone nei nostri spazi, eliminando la richiesta del genere nelle nostre modulistiche e permettendo l’uso del nome di elezione;
• Assicurare che i nostri dipendenti e chi collabora con noi possano esprimersi liberamente e sentirsi in un ambiente sicuro;
• Mantenere un dialogo aperto e costante con associazioni di promozione sociale sul territorio.
• Offrire azioni pratiche di accoglienza per persone in contesti di fragilità;
• Organizzare eventi e momenti di confronto per discutere del cambiamento delle narrazioni e per riflettere su temi di inclusività.

ANTIVIOLENZA
Cinemazero sostiene il contrasto alla violenza, di qualsiasi tipo e in ogni sua manifestazione.
Ci impegniamo a:
• Distribuire materiale informativo relativo al tema nelle nostre sale e in mediateca, nonché in occasione dei nostri eventi.
• Dare informazioni su associazioni e realtà dedicate al sostegno delle persone (in particolare donne o individui in contesti di fragilità) vittime di violenza e collaborare con loro.
• Fornire indicazioni di percorsi sicuri e illuminati in prossimità del cinema, per favorire la fruizione dei luoghi della cultura in sicurezza.

Cinemazero, noi tutti e tutte, ci impegneremo – come abbiamo sempre fatto – a promuovere i principi e le buone pratiche oggetto del presente manifesto. Crediamo che un manifesto sia importante per ricordare sempre qual è il nostro ruolo come operatori e operatrici culturali, onorando la nostra professione attraverso un esempio concreto di accoglienza concreta e ampia.
Speriamo e ci auguriamo che altre realtà culturali possano trarre spunto da questo manifesto, anche copiandolo liberamente se ritenuto valido, o – se già aggiornate e competenti – ci possano dare supporto per migliorare il percorso intrapreso.
Crediamo che chiunque possa essere determinante nel creare un ambiente più inclusivo, rispettoso e sicuro per chi lo attraversa.
Per questo, come Cinemazero, noi tutte e tutti, forti di un pubblico di alcune centinaia di migliaia di persone, faremo del nostro meglio affinché il percorso e il manifesto siano conosciuti il più possibile.


Per qualsiasi feedback o suggerimento:
cinemazero@cinemazero.it

Nord/Est/Doc/Camp 2026

Si è conclusa la selezione dei progetti iscritti alla 4. edizione di Nord/Est/Doc/Camp, il laboratorio di consulenza e tutoring per documentari medio e lungometraggi prodotti e co-prodotti in Triveneto, che si è affermato come appuntamento e opportunità unici per produttori e autori del territorio.

Nord/Est/Doc/Camp è un’iniziativa di Bolzano Film Festival Bozen, Euganea Film Festival e Pordenone Docs Fest, sostenuta da IDM Music & Film Commission Südtirol, Trentino Film Commission, Veneto Film Commission, Friuli Venezia Giulia Film Commission, e la collaborazione del Fondo Audiovisivo FVG.

I quattro progetti selezionati, che intraprenderanno un percorso di consulenza e promozione con tutor qualificati e professionisti del settore, sono: Grand-Popo di Nuno Escudeiro (produzione Helios Sustainable Films, Bolzano), Mia sorella è un pirata di Jacopo Mutti (produzione Jump Cut, Trento), Quando è pronto, il fieno canta di Letizia Buoso (co-produzione Headline, Rovereto, e Okta Film, Trieste), e Sonic Silence di Alessandro Ambroggi e Ludovico Chincarini (produzione Orango, Verona).

Oltre a coprire le regioni e province a cui si rivolge il laboratorio, la selezione coinvolge anche co-produzioni internazionali: la società portoghese Bam Bam Cinema e francese Solent Production per Grand-Popo, e la produzione svedese Sisyfos Film per Mia sorella è un pirata.

L’edizione 2026 di Nord/Est/Doc/Camp si svolgerà in tre tappe: la prima ospitata da Cinemazero e Pordenone Docs Fest il 12 e 13 marzo, con proiezione e discussione con i tutor dei rough-cut dei quattro documentari; la seconda nell’ambito delle attività industry di Bolzano Film Festival Bozen, il 13 aprile, vedrà la presentazione dei progetti a una platea di professionisti, seguita da incontri tra i team e gli ospiti invitati; l’ultima in occasione di Euganea Film Festival, il 28 e 29 agosto, per un workshop su promozione, distribuzione, marketing, comunicazione e festival strategy, e sessioni di consulenza specifiche per ognuno dei progetti.

SCHEDE DEI PROGETTI SELEZIONATI

Grand-Popo

Regia: Nuno Escudeiro

Produzione: Helios Sustainable Films (Bolzano)

Co-produzione: Bam Bam Cinema (Portogallo), Solent Production (Francia)

Sinossi

Grand-Popo, in Benin, è stata costruita su una stretta penisola tra l’Oceano Atlantico e il fiume Mono, dove la linea di costa arretra anno dopo anno. Secondo testimonianze orali, nel corso dell’ultimo secolo l’oceano ha inghiottito quasi diciotto chilometri di terra, cancellando case, luoghi sacri e tracce del passato della città. Il film segue una comunità la cui vita è indissolubilmente legata al mare e alle cosmologie ancestrali che definiscono il senso di casa e quello di perdita. Evra, un cantautore, si sente chiamato dai suoi antenati a rimanere e proteggere il villaggio, ma è combattuto tra la responsabilità verso la sua famiglia e il compito impossibile che gli è stato affidato. Roger, una guida turistica, preserva la memoria della città attraverso racconti in cui mito e storia si sovrappongono. Kpesoui, una sacerdotessa Vodun, conduce rituali volti a ripristinare l’equilibrio tra gli esseri umani, gli spiriti e il mare. Mentre il mare avanza e le infrastrutture statali ridisegnano la linea costiera, il villaggio entra in un momento di profonda incertezza. Le promesse di protezione coesistono con il rischio di una perdita irreversibile e non si intravede una via chiara.

Biografia

Nuno Escudeiro (1986, Portogallo) è un regista e artista multimediale che vive e lavora in Italia. Ha conseguito un master in Media Studies presso l’Università di Aveiro e una specializzazione in Regia Documentaria alla ZeLIG – Scuola di Documentario. Il suo lavoro si concentra sui paesaggi politicizzati e sull’esplorazione delle idiosincrasie dei territori e delle popolazioni colpiti da eventi trasformativi come la migrazione e il cambiamento climatico. Il suo primo lungometraggio documentario, The Valley (2019), ha ricevuto l’Emerging International Filmmaker Award all’Hot Docs di Toronto ed è stato proiettato a livello internazionale in collaborazione con il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, Arte, Public Sénat, International Commission of Jurists e altri. I suoi lavori sono stati presentati al BFI London Film Festival, Uppsala Short Film Festival, Les Arcs, DOK.fest München, DocPoint Helsinki, Festival d’Avignon, Dublin Fringe e in molti altri contesti internazionali.

Mia sorella è un pirata

Regia: Jacopo Mutti

Produzione: Jump Cut (Trento)

Co-produzione: Sisyfos Film Production (Svezia)

Sinossi

Una bandiera nera con un teschio sventola da una finestra, tra le tante anonime di un palazzo di Milano. Dentro, mia sorella ed io abbiamo trasformato la casa in una nave pirata: i vestiti stesi al vento diventano vele, le stanze cambiano forma, e le stoviglie fanno parte dell’equipaggio. È questo il mondo che ha iniziato a prendere forma quando mia sorella Carmen mi ha chiesto di aiutarla a organizzare un LARP, un gioco di ruolo dal vivo. Cercavo un modo per riavvicinarmi a lei, e fare un film era la mia occasione. Le ho proposto un patto: io l’aiuto a costruire il suo LARP, lei mi aiuta a fare questo documentario, che diventa un gioco di ruolo tutto nostro. Così nasce Mia sorella è un pirata, per raccontare cosa succede quando due fratelli decidono di non stare più al gioco degli adulti — e ne inventano uno tutto loro, come facevano da bambini. Mentre il LARP prende forma, ci scambiamo la cinepresa come in un gioco a turni, trasformiamo i gesti quotidiani in rituali, e lasciamo che l’immaginazione modifichi le regole del reale. Il gioco diventa uno spazio di confronto tra il mondo imprevedibile dell’infanzia, che Carmen custodisce, e quello rigido dell’età adulta, da cui io cerco di disertare.

Jacopo Mutti

Biografia

Jacopo Mutti è un filmmaker e direttore della fotografia attivo tra cinema indipendente e produzione commerciale. Nato a Parma nel 1990, si è formato in regia e videoarte presso lo IED di Milano, dopo un primo percorso in disegno e letterature straniere. Dopo gli studi ha iniziato a lavorare come montatore in pubblicità e documentari. In quegli anni ha curato anche la fotografia di campagne digitali: lavori che gli hanno permesso di sostenere i suoi primi esperimenti nel documentario. Questa doppia esperienza è stata per lui una vera e propria palestra visiva, un contesto fluido e ibrido che gli ha permesso di sviluppare uno stile flessibile, istintivo e attento alla relazione con le persone, gli spazi e la luce. Negli ultimi anni ha firmato la fotografia anche per spot pubblicitari e progetti documentari. Attualmente la sua ricerca personale si concentra su progetti che esplorano le zone di confine tra adolescenza e vita adulta, realtà e immaginazione, utilizzando il documentario e il cinema di genere come strumenti per costruire dispositivi narrativi condivisi, aprire spazi di gioco e interrogare il presente. Nel 2021 ha co-diretto, insieme a Nicolò Braggion, Arimo, il suo primo lungometraggio documentario, sviluppato all’interno del laboratorio In Progress e realizzato con il sostegno di Per Chi Crea (SIAE/MIC). Il film è stato presentato in anteprima al Filmmaker Festival di Milano, dove ha vinto il Premio Prospettive.

Quando è pronto, il fieno canta

Regia: Letizia Buoso

Produzione: Letizia Buoso (Milano)

Co-produzione: Headline (Rovereto), Okta Film (Trieste)

Sinossi

Poco oltre il 46° parallelo Nord, la zolla Africana e quella Euroasiatica collidono, formando una valle orlata da picchi fatti di coralli e stelle marine: anche mia nonna è nata qui, nel 1906, austroungarica, e ne è migrata via, italiana, negli anni ‘20. Un secolo dopo vedo perché. Nel 2014, salgo per la prima volta nella valle a cercare cosa le sia accaduto, posso vivere alla sede del Parco di Paneveggio e, attraverso l’incontro con la comunità di oggi, raccolgo i primi frammenti. Fino al 2018, quando la Tempesta Vaia scavalca le cime e si schianta sulla foresta, apre sentieri tra i non detti, rende evidenti fantasmi e sopravvivenze. Muta il mondo che formiamo stando insieme, tra famiglie e specie, tra passato e presente, interconnessi: i silenzi cambiano significato, ripercorro con altri occhi gli archivi, vedo emergere un filo comune. Il film lo restituisce in 10 capitoli, mentre il Mediterraneo è diventato un hot spot del pianeta e torniamo a desiderare la Guerra, la Terza Mondiale.

Letizia Buoso

Biografia

Letizia Buoso è drammaturga, dramaturg, filmmaker. La lunga pratica di ascolto, creazione, composizione in teatro fin dal 2000 la porta nel 2010 in strada a filmare il cortometraggio Senza titolo, Miglior documentario a Musa: digitale femminile plurale nel 2011. Studia Regia del documentario agli Ateliers Varan nel 2012, poi in workshop, come con Sylvain George e Pedro Costa. Dopo i primi corti e il videoclip di Alone with the Moon per Teho Teardo e Blixa Bargeld, dal 2014 si dedica al suo primo lungometraggio. Insegna scrittura in contesti formali e informali, e Storia e linguaggio del cinema e dell’audiovisivo all’Istituto Europeo del Design dal 2003.

Sonic Silence

Regia: Alessandro Ambroggi, Ludovico Chincarini

Produzione: Orango (Verona)

Sinossi

Alen, 45 anni, tatuatore, vive a Bihać, in Bosnia. Aveva solo 10 anni quando il padre è scomparso durante la guerra, senza mai tornare. È una delle oltre 7500 persone scomparse nella guerra di Bosnia. Da oltre trent’anni Alen cerca i suoi resti. Lo zio Jasmin, reduce e il figlio Irfan,10 anni, lo sostengono. Da più di vent’anni Alen setaccia le foreste vicino al ponte di Loskunsk con un metal detector. Nel 2025 pubblica un video su Facebook offrendo diecimila euro a chi fornisca informazioni verificate sul luogo di sepoltura del padre. Risponde un ex-disertore dell’esercito della Republika Srpska. Dopo 32 anni Alen trova una fossa comune, scavando illegalmente e senza il supporto delle istituzioni. La polizia ora deve intervenire. Il momento che Alen aspettava da 32 anni è finalmente arrivato? Alen si scontra ancora una volta con il sistema politico bosniaco, kafkiano e paralizzante. Riuscirà a riconciliarsi con il suo passato?

Biografie

Alessandro Ambroggi nasce a Verona nel 1983. Dopo la laurea conseguita con lode presso l’università di Pisa nel percorso “Cinema, Musica e Teatro” CMT con una tesi sul documentario, inizia il suo percorso lavorativo e di formazione nell’ambito del cinema documentario e di finzione. Frequenta un corso tenuto da Leonardo di Costanzo presso Atelier Varan (Femis) e un corso di montaggio tenuto da Paolo Cottignola. Dal 2009 inizia a lavorare come assistente operatore su cortometraggi e lungometraggi. Nel 2020 fonda la casa di produzione Orango con Ludovico Chincarini.

Ludovico Chincarini nasce a Valdagno, Vicenza, nel 1985. Si laurea in Tecniche artistiche e dello spettacolo a Ca’ Foscari a Venezia con una tesi sul documentario partecipativo. Partecipa a numerose produzioni di lungometraggi di finzione e documentari in Italia e all’estero, per il cinema e la televisione. Nel 2020 fonda la casa di produzione Orango con Alessandro Ambroggi.

Insieme dirigono e producono a quattro mani numerosi corti documentari commissionati da Ong e Fondazioni in parallelo alla produzione commerciale. L’esperienza maturata in questi anni ha portato a focalizzare la loro ricerca su temi sociali, in Italia e all’estero.

Swap Party

This is not shopping!

Il primo Swap party di Cinemazero e Pordenone docs fest 

Un mercatino del baratto per dare una nuova vita ad abiti di seconda mano in ottimo stato! 

Chi non ha, nell’armadio, un abito bello che non mette più? Sabato 14 e domenica 15 marzo, a spazioZero, quel capo può avere una seconda vita, grazie al primo Swap Party di Cinemazero. Un mercatino di vestiti e accessori usati che si basa sul baratto, cioè sullo scambio di articoli, anche autoprodotti, integri, funzionanti, puliti. La partecipazione è gratuita sia per chi effettua gli scambi (compilando un modulo online), sia per chi entra a curiosare. Il “valore” degli articoli viene deciso dallo staff.  

È un’iniziativa festosa, che si inserisce nel percorso di avvicinamento alla XIX edizione del Pordenone Docs Fest con l’obiettivo di promuovere la cultura del riuso e l’eliminazione degli sprechi nel settore tessile, tra i più impattanti a livello ambientale. Nel mondo, solo l’1% dei rifiuti tessili viene riciclato. Ogni anno 92 milioni di tonnellate di abiti finiscono nella spazzatura e in molti casi vanno a inquinare Paesi del Sud globale. Il festival di Cinemazero, che dal 2023, primo in Italia, ha adottato un ecodecalogo: il Manifesto Green, con lo Swap Party amplia le proprie azioni concrete nel segno della sostenibilità ambientale e sociale.  

L’appuntamento per la raccolta di abiti e accessori è per sabato 14 marzo, dalle 15 alle 20 a spazioZero. Si possono scambiare fino a tre oggetti, per qualsiasi stagione, che comunque devono essere valutati a discrezione dello staff, che si riserva di escludere gli articoli ritenuti non idonei (es. capi rotti, sporchi, macchiati, categorie non ammesse, etc). Per ogni capo e accessorio accettato, si avrà diritto a dei gettoni, con i quali si potranno “acquistare” altri capi e accessori. 

Il baratto vero e proprio si svolge la domenica, sempre di fronte a Cinemazero, nel padiglione spazioZero di Piazza Maestri del Lavoro 4 a Pordenone, dalle 15 alle 20. Le domande di partecipazione per la consegna di articoli destinati allo Swap Party devono pervenire entro sabato 14 marzo alle ore 20.00 attraverso il form online qui. Il regolamento è disponibile qui

L’iniziativa è organizzata da Cinemazero, grazie al sostegno di Gea – Gestioni Ecologiche Ambientali SPA, in collaborazione con Legambiente Pordenone, La Compagnia del Baratto, Arci Servizio Civile FVG e Associazione Culturale Ubik Art. 

Iscriviti alla Newsletter


Sei unə studentə?