Marzo 2024 – Pordenone Docs Fest

La Giuria della XVII edizione di Pordenone Docs Fest

Sarà il regista Marco Bellocchio il Presidente dell’edizione 2024, affiancato dalla regista e iraniana, premiata all’IDFA il miglior documentario Firouzeh Khosrovani e Dario Zonta giornalista e produttore di documentari e film di successo internazionale (i pluripremiati film di Gianfranco Rosi e Pietro Marcello), nella scelta del miglior documentario tra le anteprime nazionali in concorso.

Marco Bellocchio

Regista, sceneggiatore, produttore. Diplomato in regia presso il Centro Sperimentale di Cinematografia nel 1962, debutta nel 1965 con I pugni in tasca, un film che guadagna il plauso della critica per la sua rappresentazione cruda della provincia emiliana e delle dinamiche familiari. Il suo secondo film, La Cina è vicina del 1967, vince il Leone d’argento alla Mostra del Cinema di Venezia, offrendo un ritratto profetico della tensione politica in Italia prima degli eventi del ’68.
Bellocchio continua a sperimentare con documentari politici e civili come Nessuno o tutti – Matti da slegare del 1975, che ha anticipato la riforma dei manicomi di Basaglia. Esplora temi come la contestazione politica e la critica sociale in molti dei suoi progetti successivi, tra cui Sbatti il mostro in prima pagina, Nel nome del padre e Marcia trionfale. Nel corso degli anni, riceve numerosi riconoscimenti per il suo lavoro, tra cui premi a Cannes e Berlino. I suoi film più recenti includono Il traditore del 2019, che ottiene innumerevoli premi, e il documentario Marx può aspettare del 2021. Nello stesso anno riceve la Palma d’oro alla carriera al Festival di Cannes. Sempre attivo e influente, Bellocchio continua a produrre opere significative, incluso il suo recente lavoro Esterno Notte presentato a Cannes nel 2022. Nel 2023 viene premiato per la migliore sceneggiatura originale ai Nastri d’argento per il film Rapito.

Firouzeh Khosrovani

Nata a Teheran, si trasferisce in Italia per seguire i suoi studi artistici all’Accademia di Brera. Nel 2002 torna in Iran per studiare giornalismo. Il suo film d’esordio è Life Train (2004), un documentario sulla terapia ludica dedicata ai bambini traumatizzati dal terremoto di Bam. Nel 2007 dirige Rough Cut, una vera e propria allegoria documentaristica che denuncia l’oppressione politica e socioculturale sulle donne iraniane attraverso il destino dei manichini femminili mutilati nelle vetrine di Teheran. Il film vince tredici premi internazionali e impone Khosrovani come regista di rilievo per il cinema del reale. Con il suo documentario Fest of Duty segue due ragazze iraniane durante la delicata transizione dall’adolescenza all’età adulta ritualizzata nella Cerimonia del Dovere, mettendo in luce le contraddizioni della società orientata da prescrittivi modelli di genere. Il film vince il premio Oxfam dell’IDFA nel 2014. Il suo
più recente documentario Radiograph of a Family vince come miglior film al festival IDFA 2020.

Dario Zonta

Voce imprescindibile del popolare programma radiofonico di Rai Radio3 Hollywood Party, è stato redattore e collaboratore della rivista «Lo Straniero» e critico cinematografico de «L’Unità». Si specializza nel cinema documentario e sperimentale, dialogando con gli autori e investigando il loro metodo di indagine e costruzione dell’esperienza cinematografica. È produttore di tutti i film di Pietro Marcello, incluso La bocca del lupo, Bella e perduta e Martin Eden, quest’ultimo presentato in concorso alla 76° Mostra del Cinema di Venezia. Ha contribuito anche alla produzione di film significativi per il cinema documentario italiano come Tutto parla di te di Alina Marazzi, Sacro GRA (Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia nel 2016) e Fuocoammare (Orso d’oro al Festival Berlino nel 2016) di Gianfranco Rosi, e Che fare quando il mondo è in fiamme? di Roberto Minervini.

Acqua, porta via tutto – Cineconcerto con le musiche da vivo di Teho Teardo

Il cinema documentario in tutte le sue declinazioni, dal cineconcerto esclusivo per i cento anni dell’Istituto LUCE, con musiche dal vivo di Teho Teardo e testi – in versi – di Gian Mario Villalta, al podcast su “Processo per stupro”: il Pordenone Docs Fest, che si terrà dal 10 al 14 aprile, è un grande evento capace di produrre cultura, oltre a essere una vetrina esclusiva sul cinema del reale, in anteprima nazionale. Il festival è organizzato da Cinemazero sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo, col sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Comune di Pordenone e di Fondazione Friuli. 

Acqua, porta via tutto è il titolo del film e cineconcerto – prodotti dal festival e Cinecittà – LUCE – che, come da tradizione, si tiene nella serata finale del festival, domenica 14 aprile a Cinemazero. Con la regia di Roland Sejko (Premio David Donatello, Nastro D’argento), le musiche composte ed eseguite dal vivo di Teho Teardo (Ciak d’Oro, premio Ennio Morricone) e il suo quartetto, con i versi inediti – creati per lo spettacolo – di Gian Mario Villalta (Premio Viareggio per la poesia), è un’opera che celebra l’acqua, la sua bellezza, la sua cruciale importanza per il mondo di oggi, in tutte le sue forme ed essenze: nutrimento, vita, madre, forza (anche distruttiva), fonte di lavoro, custode di “relitti e memorie”… E vuole farlo portando con sé un messaggio chiaro: l’acqua è una risorsa sempre più rara e “dimenticata”, un elemento fondante le nostre esistenze.  

3 manifesti per dire NO alla violenza sulle donne

Uno sguardo sul mondo e un’attenzione costante al territorio e ai temi sociali: Pordenone Docs Fest è tutto questo, e molto di più.

Quest’anno, per la prima volta, il festival del documentario di Cinemazero, che si terrà dal 10 al 14 aprile, ha coinvolto tre artisti del territorio ma di fama nazionale per realizzare una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Sara Colaone, Davide Toffolo ed Elisa Turrin (Upata) hanno disegnato, in esclusiva per il festival, ciascuno un soggetto originale (con titolo, rispettivamente: “Nella sua pelle, sempre”, “La ricostruzione del maschio”, “Female Rage”), da cui verranno ricavati poster e plance di grandi dimensioni, che – in collaborazione col Comune di Pordenone – riempiranno la città, per dire no alla violenza di genere, per promuovere educazione ed empatia, per arginare e contrastare a livello sociale il fenomeno, che tristemente continua a fare notizia in Italia soprattutto con i fatti di cronaca più evidenti, al ritmo di una donna uccisa ogni tre giorni. Un fenomeno che riguarda la comunità e che nella comunità deve trovare risposta. Da ciò anche l’idea di sensibilizzare un pubblico largo. 

Il festival, come da tradizione, dà ampio spazio a film e riflessioni su questo tema, promuovendo educazione ed empatia, per arginare e contrastare a livello sociale il fenomeno. Ma con questo intervento di “poster art” intende sfruttare le affissioni pubbliche – spesso utilizzate dalle kermesse culturali solo per comunicare date e presenza delle iniziative – anche per dare un messaggio sociale. Lo fa coinvolgendo tre artisti tutti nati a Pordenone e che, in vario modo, continuano a essere legati al territorio. 

Sara Colaone, classe 1970, è autrice di fumetti, illustratrice e docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Cura la sezione dedicata al fumetto per la rivista “Nuovi Argomenti”. I suoi graphic e visual novel sono stati pubblicati in diverse lingue. Fra questi, “In Italia sono tutti maschi”.  Non ha bisogno di presentazioni Davide Toffolo, classe 1965, musicista dei Tre allegri ragazzi morti, uno degli autori di fumetto più amati in Italia. La più giovane, Elisa Turrin, in arte “Upata”, è nata nel 1996. Lavora come illustratrice, fumettista e animatrice. Si è laureata in Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna e in Illustrazione all’ISIA di Urbino. È appassionata di natura e di ogni forma di autoproduzione. 

Con lo stesso spirito di produttore culturale e sociale, quest’anno il festival ha deciso di introdurre anche la formula del Social Sponsor. Ogni serata del festival sarà dedicata a un’organizzazione diversa che opera nel sociale, rinunciando a spazi e sostegni pubblicitari, per promuovere invece le loro attività: protagoniste di questa edizione sono Amnesty International, Emergency, Scuola Fatoma, Un Ponte Per che lavorano ogni giorno per migliorare le condizioni di vita dei più fragili, in ogni parte del pianeta. Un piccolo gesto per dare supporto a chi offre un aiuto concreto

FRANCO BASAGLIA HA 100 ANNI

“Franco Basaglia ha 100 anni”, indicativo presente: Cinemazero annuncia una retrospettiva speciale, durante il Pordenone Docs Fest, per rendere omaggio a una delle figure più influenti che la cultura e la società italiane abbiano saputo esprimere, a cento anni dalla nascita, l’11 marzo 1924. Tra gli ospiti d’eccezione, ci sarà Marco Bellocchio – presidente di giuria di questa edizione del festival, molto legato all’opera basagliana. Il festival, in collaborazione con l’Istituto LUCE (di cui ricorre il centenario), presenterà il documentario “Nessuno o tutti – Matti da slegare”, nella versione integrale, mai più vista dal 1976, l’anno in cui fu realizzato. Al festival saranno presenti anche il regista Silvano Agosti, autore – con Bellocchio, Petrulli, Rulli – del film e protagonista di una speciale masterclass. Ospite d’onore sarà Giuseppe “Peppe” Dell’Acqua, del Forum Salute Mentale, psichiatra e collega di Basaglia, che sottolinea l’attualità della proposta basagliana: «Quel che ci lascia non è un’eredità, è una storia ancora in costruzione, una storia cominciata da più di mezzo secolo, che nessuno riesce a fermare».

«Per noi questo evento non è un anniversario rivolto al passato, ma un monito per il presente e una freccia verso il futuro. Le ricerche, le azioni, le idee di Franco Basaglia sono vive ovunque ci sia una volontà riformatrice della società, ovunque ci sia un pensiero critico e libertario», afferma Riccardo Costantini, curatore del festival. «Basaglia non pensava solo a riformare la legislazione esistente, ma a rivoluzionare la società tutta: l’integrazione sociale dei pazienti coincideva con il recupero integrale dei loro diritti, facendo quindi del “malato” un paradigma centrale della società. In maniera crediamo originale, abbiamo deciso di allargare il nostro sguardo, per riscoprire con film rarissimi come sia stata fondamentale l’azione basagliana non solo in Italia ma anche all’estero». Infatti la retrospettiva di documentari che il festival presenta, curata da Federico Rossin, percorre le vie che il cinema e la televisione hanno intrapreso per raccontare la vicenda umana e politica di Basaglia e del movimento anti-psichiatrico, in Italia e all’estero, in particolare Belgio e Svizzera. Le proiezioni a Cinemazero saranno l’occasione per riscoprire, oggi, le forme documentarie e filmiche che sono riuscite ad affrontare il male invisibile, la malattia mentale, in modi e linguaggi diversi, gli autori che hanno saputo ascoltare la parola della follia con tatto, sensibilità e intelligenza, esplorando anche le narrazioni ispirate al mondo basagliano all’estero. Ad accompagnare l’iniziativa, verrà realizzata una pubblicazione con una filmografia critica commentata sul documentario e la malattia mentale, in una prospettiva internazionale e trans-storica di ampissimo respiro.

Durante i cinque giorni del festival, dal 10 al 14 aprile, verranno presentati, tra l’altro: “I giardini di Abele” di Sergio Zavoli, i nove corti realizzati da degenti dell’Ospedale psichiatrico di Triestenel 1973, accanto a quelli, girati sempre negli anni Settanta, dagli ex-pazienti del Club Antonin Artaud di Bruxelles, doveteatro e cinema erano utilizzati come mezzi terapeutici per facilitare lo scambio di relazioni, diversivi all’ostilità e all’aggressività, incoraggiando le identificazioni, suscitando la scoperta di se stessi e liberando l’espressione personale. E, ancora, verrà presentata una serie di film realizzati tra il 1959 e il 1981 presso l’ospedale psichiatrico Cery di Losanna, in Svizzera. Gli autori sono alcuni pazienti, riuniti in un collettivo, guidati dal cineasta sperimentale Nag Ansorge, che ha accompagnato il processo creativo.

NIU DOC – Nuove Idee per Documentari

I produttori di documentari cercano nuovi autori e soggetti

Un progetto di Pordenone Docs Fest e CNA Cinema e Audiovisivo FVG

Questa call è rivolta ad autori di progetti di documentario (di qualunque formato e tipologia, senza limitazioni di argomento o tematica).

Gli autori (soggettisti, sceneggiatori, registi…) devono essere residenti nel Triveneto (regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, province autonome di Trentino e Alto Adige). I partecipanti sono invitati a presentare il proprio progetto di documentario all’iniziativa NIU DOC – Nuove Idee per Documentari, che prevede nella mattinata di venerdì 12 aprile 2024, a Pordenone, una serie di Speed Date (incontri “One to One” con presentazioni di progetto) con affermate società di produzione della regione Friuli Venezia Giulia, che avranno luogo nell’ambito delle iniziative Industry di Pordenone Docs Fest – Le voci del documentario (Cinemazero, 10-14 aprile). 


I progetti dovranno essere presentati entro il 29 marzo 2024 compilando il form a questo link, inviando le seguenti informazioni: 

– Titolo, autore, durata stimata e formato stimato del progetto 

– Logline (max 300 caratteri, spazi inclusi) 

– Sinossi/Soggetto (max 1.500 caratteri, spazi inclusi) 

– Note di regia, o in alternativa breve nota motivazionale sulla realizzazione del progetto (max 2.000 caratteri, spazi inclusi) 

– Breve CV / bio dell’autore (max 1.000 caratteri complessivi, spazi inclusi) 

La selezione dei progetti sarà a cura di Pordenone Docs Fest in collaborazione con il raggruppamento CNA Cinema e Audiovisivo del FVG. 

L’esito della selezione sarà comunicato ai partecipanti entro il 3 Aprile 2024.


Un progetto di 

Pordenone Docs Fest – Le voci del documentario

CNA Cinema e Audiovisivo FVG

Con il sostegno di

Ministero della Cultura

Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

e il supporto di 

Comune di Pordenone

In collaborazione con 

Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia

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