Pordenone Docs Fest Day 4 – Pordenone Docs Fest

Pordenone Docs Fest Day 4

Sabato 28 marzo Pordenone e Cinemazero entrano nel vivo della quarta giornata del Pordenone Docs Fest, con un programma denso che attraversa sguardi, geografie e linguaggi diversi. 

La giornata si apre alle 10.00 con Fiume o morte! di Igor Bezinović, membro della giuria della XIX edizione e presente in sala, premiato come miglior documentario europeo agli European Film Awards 2026: un’opera che va oltre la ricostruzione storica e si configura come una riflessione profonda sulle radici dell’estremismo, intrecciando le visioni dannunziane con le tensioni nazionaliste contemporanee.  A seguire, il regista sarà protagonista di una masterclass che offrirà al pubblico l’occasione di entrare nel cuore del suo processo creativo, tra costruzione del reale e riflessione sul rapporto tra estetica e politica. 

In parallelo, il festival si apre anche al confronto professionale con l’evento industry Vero! Connecting Docs, che riunisce autori e autrici insieme a rappresentanti di festival internazionali per dare visibilità a opere selezionate, creando nuove opportunità di circolazione e incontro tra creatività e industria. Il dialogo tra pratiche e modelli produttivi prosegue nel pomeriggio con un panel dedicato alle nuove strategie di distribuzione del documentario, tra reti collaborative, piattaforme condivise e circuiti alternativi capaci di ampliare il pubblico e ridefinire l’ecosistema del settore. 

La dimensione internazionale si riflette anche nelle anteprime, come Wise Women di Nicole Scherg, in programma anche per le scuole alle 10.30 a ingresso gratuito, che segue cinque ostetriche in diverse parti del mondo, restituendo un ritratto potente e necessario di chi difende il diritto a una nascita sicura e consapevole. Il film, proiettato in collaborazione con Voce Donna ETS, Carta di Pordenone e Ordine delle Ostetriche, mette in luce come il momento del parto sia al tempo stesso esperienza individuale e questione collettiva, profondamente intrecciata a diritti, cultura e giustizia sociale. Nel pomeriggio, alle 14.30, lo spazio dedicato ai talenti emergenti italiani propone visioni intime e sperimentali come Night Blooms e Sueña Ahora, opere che esplorano il confine tra realtà e immaginazione, tra desiderio e isolamento, portando sullo schermo nuove forme narrative e sensibilità contemporanee. 

Il percorso nella memoria storica e politica continua con la retrospettiva dedicata alla guerra civile spagnola con la proiezione de Il disincanto di Jaime Chávarri, in cui una vedova e i tre figli di un poeta franchista raccontano le loro storie con una franchezza gioiosa e folle: ovvero come fare a pezzi il patriarcato fascista. Spazio anche al focus sull’assedio a Sarajevo con la consueta sezione curata da Alessandro Del Re che alle 17.30 propone Retour à Sarajevo di Philippe Grandrieux,\\   Images from the Corner di Jasmila Žbanić. 

Balcani, che ritornano anche con Peacemaker di Ivan Ramljak, presentato in anteprima nazionale alle 15.45 alla presenza del regista in collaborazione con Bottega Errante e Meridiano 13. Il film ricostruisce la figura dimenticata di Josip Reihl Kir, un eroe dimenticato, che alla vigilia della guerra croato – serba cercò di fermare l’orrore prima che il sangue cancellasse ogni speranza. 

Accanto al cinema, il festival si apre anche ad altri linguaggi e pratiche. Alle 16.30 in Mediateca appuntamento con GameZero  in cui si analizzerà il videogioco Horses, ispirato a Salò di Pasolini, definito da Wired come il videogioco più controverso dell’anno. Sempre in Mediateca alle 17.00 prende il via il laboratorio per il pubblico più giovane con Mediacreativa, dedicato alla fotografia istantanea, che invita a rallentare lo sguardo e a riscoprire il valore dell’immagine come esperienza concreta e irripetibile. 

Evento speciale non solo di questa giornata, ma dell’intero festival, la speciale proiezione di Moana with Sound, capolavoro di Robert Flaherty del 1926, film che ha decretato la nascita della parola documentario e che racconta il “mondo lontano” della Polinesia, offrendo oggi – ancor più nella sua versione sonora realizzata dalla figlia dello stesso Flaherty nel 1981 – una riflessione su antropologia e colonialismo visuale. 

Il festival comincia con questa proiezione unica in Italia, un nuovo viaggio: Guardare il reale, una collana dedicata ai capolavori centenari del cinema del reale, con l’idea che alcuni documentari chiave della storia del cinema, fondamentali per l’evoluzione dello stile ma anche di eccezionale valore estetico, debbano essere visti – e magari approfonditi – dal grande pubblico. Ogni anno un volume e un film (nella migliore versione possibile) saranno proposti, con l’idea di offrire un testo di guida alla visione ma anche di documentazione, che includa poi la possibilità di guardare il film in streaming in alta qualità, grazie alla partecipazione della piattaforma nazionale CGTV. 

La giornata è costellata, oltre da quelle già citate, da altre anteprime che affrontano temi urgenti e universali.  Le tensioni in Medio Oriente ritornano in Far from Maine, in programma alle 17.30 in collaborazione con Un Ponte Per. Il regista israeliano Roy Cohen, che sarà presente in sala, nel film ripercorre la sua adolescenza, trascorsa insieme all’amico palestinese Aseel, ucciso dalla polizia durante una manifestazione. Negli anni ’90, entrambi avevano fatto parte di una delegazione di giovani che ambivano a essere i semi di un futuro pacifico per il Medio Oriente. In Far From Maine Roy si interroga sul lutto e sul senso di responsabilità in una Tel Aviv sempre più radicalizzata. 

Spazio, infine alla resistenza femminile nella Turchia contemporanea con 32 Meters, dove una gara di tiro diventa atto simbolico di emancipazione.  Il film, presentato alle 21.00 in collaborazione con Voce Donna e Carta di Pordenone, sarà introdotto in sala dal regista Morteza Atabaki e dalla direttrice della fotografia Zeynep Secil. 

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