Dicembre 2022 – Pordenone Docs Fest

Be my voice da ora on demand!

“Be my voice” di Nahid Persson è ora disponibile on demand su CG tv, Apple tv, iTunes, Prime Video Store, Chili, e Google Play.Il filmoffre allo spettatore un’occasione per leggere la complessa situazione dell’Iran, Paese che sta vivendo uno dei più grandi atti di disobbedienza civile mai registrati.

È distribuito in Italia da Tucker Film insieme al Pordenone Docs Fest – Le Voci del documentario, dove ha conquistato il Premio del Pubblico.

Il potentissimo documentario della regista Nahid Persson (Prostitution Behind the Veil), racconta una donna, un popolo, una scelta. Masih Alinejad è l’esempio per milioni di donne iraniane che si ribellano contro l’hijab forzato: guida uno dei più grandi atti di disobbedienza civile nell’Iran di oggi e usa la sua libertà in esilio per dare voce alla protesta nel suo paese d’origine. Una guerriera lontana dalla sua terra (oggi vive sotto protezione negli Stati Uniti) ma non dall’anima del suo Paese, che lotta da anni contro ogni limitazione dei diritti civili, per il rispetto delle donne. In Be My Voice sono raccolte testimonianze e video inediti, che portano ad altissimo ritmo dentro un fronte di battaglia che conosciamo ancora troppo poco.

Tango con Putin ritorna in sala!

Natalia Sindeeva, direttrice dell’unica televisione indipendente russa: “Dozhd TV – Il canale dell’ottimismo”, è stata dichiarata “agente straniero” da Mosca lo scorso 29 ottobre. Il provvedimento interessa anche due suoi collaboratori, due giornalisti che assieme a lei continuano da mesi a fare informazione libera dalla Lettonia, attraverso Youtube. Proprio in questi giorni la storia di “Dozhd TV” e di Natalia arriva nei cinema italiani con il documentario “Tango con Putin”, a Cinemazero di Pordenone, Visionario di Udine e Kinemax di Gorizia dal 3 novembre.

Il film, con il titolo originale di “F@ck this job”, è stato presentato in anteprima nazionale lo scorso aprile, in occasione della XV edizione del Pordenone Docs Fest, e oggi viene distribuito in sala da OpenDBB. Uno dei primi gesti di Putin dopo l’invasione dell’Ucraina è stato la chiusura di Dozhd, il 4 marzo, un’isola di libertà politica e di attenzione ai diritti civili, l’ultima emittente rimasta a dare voce alle minoranze, nota come Rain TV. Dozhd infatti significa pioggia. “Tango con Putin” ne racconta l’ascesa e il declino.

È il 2008 quando Natalia, una donna ricca di 35 anni, in cerca di fama e visibilità, decide, piena di ottimismo, di lanciare una nuova televisione indipendente: Dozhd TV. Accanto a lei c’è una squadra di giornalisti giovani ed entusiasti, tra cui Vera Krichevskaya, regista del documentario. Insieme, si troveranno presto a combattere una guerra tra verità e propaganda e Natalia perderà i suoi soldi. Suo malgrado, la sua “creatura” diventerà l’unica voce libera nella Russia di Putin. Quando la televisione compie dieci anni, è costretta a chiudere. Poi, sappiamo, riaprirà e chiuderà ancora, in una storia che non sembra finire.

“Tango con Putin” è un importante documento, che mostra le contraddizioni e la censura del governo russo. Il racconto in presa diretta è di Vera Krichevskaya, regista e testimone delle scelte controcorrente, ambiziose e coraggiose della sua editrice. Vera, co-fondatrice e co-proprietaria di Dozhd TV, afferma: «Sono stata la seconda persona a entrare in redazione, piena di ottimismo e ingenuità, come Natalia, la protagonista. Lei è riuscita a crederci fino al 2019, mentre io avevo già perso tutto lo slancio. La chiusura dell’emittente e del nostro sogno di una televisione indipendente in Russia sarebbe stata il cuore del film. Ma come sempre nei documentari, non si sa mai come va a finire».

PnDocsFest: è di Mattia Balsamini la foto della XVI edizione

È di Mattia Balsamini la foto simbolo della XVI edizione del Pordenone Docs Fest. Le voci del documentario, il festival di Cinemazero che ogni anno porta in città il meglio del cinema del reale da tutto il mondo. Nel 2023 la kermesse si terrà dal 29 marzo al 2 aprile e vedrà una novità: per la prima volta il manifesto presenta un’immagine a firma di un artista, locale ma di chiarissima fama, fotografo giovane ma già affermato nel mondo, nella cui figura e opera la dimensione internazionale si intreccia con quella locale. Nato a Pordenone nel 1987, Balsamini si trasferisce giovanissimo negli Stati Uniti per studiare fotografia e inizia a lavorare in California, prima in ambito commerciale, poi presso lo studio di David LaChapelle, una star del settore. «A quel punto ho deciso che volevo farlo io, quel mestiere. Sono tornato in Italia e mi sono messo in gioco», Balsamini racconta così la sua scelta controcorrente, «all’inizio ho abitato a Milano, ma non vedevo l’ora di venire in Friuli. Ho un legame molto forte con questi luoghi». Ed ecco che sono arrivati i lavori per i più grandi marchi internazionali e – fra gli altri – Financial Times, Fondazione Prada, GQ, GEO, Internazionale, Liberation, il Max Planck Institut di Monaco, il MIT di Boston, la NASA, TIME, The New York Times, The Observer, il Politecnico di Milano, The Guardian, Vogue, WIRED… Inevitabile la sinergia con il Pordenone Docs Fest, che ha sempre avuto uno sguardo globale, restando ben radicato sul territorio e pronto a valorizzare gli artisti contemporanei, come da tradizione di Cinemazero. E i punti di contatto non si fermano qui: l’impegno per l’ambiente è un altro aspetto che lega il festival, che da anni porta avanti azioni mirate alla sostenibilità, e il lavoro di Balsamini. La foto simbolo di Pordenone Docs Fest 2023 è legata a un articolato progetto di ricerca artistica che verrà presentato all’inizio del prossimo anno dedicato all’inquinamento luminoso e all’incredibile “scomparsa del buio”, luce e oscurità che sono anche elementi caratterizzanti del cinema. Nel suo lavoro, Balsamini mette al centro storie che intrecciano scienza, tecnologia, temi sociali e problematiche ambientali, rappresentandoli in modo onirico. «Mi dedico agli aspetti più oscuri, meno conosciuti, cercando di portarli alla luce in una chiave tale da incuriosire, per attirare l’attenzione di chi non li aveva mai considerati. In particolare, nella mia ricerca fotografica rivaluto il rapporto tra luce e ombra. Di qui il tema del buio, inteso non come entità da cui proteggersi ma come spazio per esprimermi, per dare respiro a ciò che non si considera, per far emergere qualità che vengono appiattite dalla troppa luce che ci circonda giorno e notte».

È questo anche il senso del festival del documentario di Pordenone: raccontare la realtà in modo essenziale, andare oltre il sensazionalismo mediatico e l’infinità di immagini viste, prodotte e rilanciate in continuo. Spegnere le luci, rallentare e darsi il tempo per riflettere, con i tanti film che si vedranno a Cinemazero e grazie alle foto di Mattia Balsamini.

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