PCS_Admin – Pagina 5 – Pordenone Docs Fest

3 manifesti per dire NO alla violenza sulle donne

Uno sguardo sul mondo e un’attenzione costante al territorio e ai temi sociali: Pordenone Docs Fest è tutto questo, e molto di più.

Quest’anno, per la prima volta, il festival del documentario di Cinemazero, che si terrà dal 10 al 14 aprile, ha coinvolto tre artisti del territorio ma di fama nazionale per realizzare una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne. Sara Colaone, Davide Toffolo ed Elisa Turrin (Upata) hanno disegnato, in esclusiva per il festival, ciascuno un soggetto originale (con titolo, rispettivamente: “Nella sua pelle, sempre”, “La ricostruzione del maschio”, “Female Rage”), da cui verranno ricavati poster e plance di grandi dimensioni, che – in collaborazione col Comune di Pordenone – riempiranno la città, per dire no alla violenza di genere, per promuovere educazione ed empatia, per arginare e contrastare a livello sociale il fenomeno, che tristemente continua a fare notizia in Italia soprattutto con i fatti di cronaca più evidenti, al ritmo di una donna uccisa ogni tre giorni. Un fenomeno che riguarda la comunità e che nella comunità deve trovare risposta. Da ciò anche l’idea di sensibilizzare un pubblico largo. 

Il festival, come da tradizione, dà ampio spazio a film e riflessioni su questo tema, promuovendo educazione ed empatia, per arginare e contrastare a livello sociale il fenomeno. Ma con questo intervento di “poster art” intende sfruttare le affissioni pubbliche – spesso utilizzate dalle kermesse culturali solo per comunicare date e presenza delle iniziative – anche per dare un messaggio sociale. Lo fa coinvolgendo tre artisti tutti nati a Pordenone e che, in vario modo, continuano a essere legati al territorio. 

Sara Colaone, classe 1970, è autrice di fumetti, illustratrice e docente all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Cura la sezione dedicata al fumetto per la rivista “Nuovi Argomenti”. I suoi graphic e visual novel sono stati pubblicati in diverse lingue. Fra questi, “In Italia sono tutti maschi”.  Non ha bisogno di presentazioni Davide Toffolo, classe 1965, musicista dei Tre allegri ragazzi morti, uno degli autori di fumetto più amati in Italia. La più giovane, Elisa Turrin, in arte “Upata”, è nata nel 1996. Lavora come illustratrice, fumettista e animatrice. Si è laureata in Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna e in Illustrazione all’ISIA di Urbino. È appassionata di natura e di ogni forma di autoproduzione. 

Con lo stesso spirito di produttore culturale e sociale, quest’anno il festival ha deciso di introdurre anche la formula del Social Sponsor. Ogni serata del festival sarà dedicata a un’organizzazione diversa che opera nel sociale, rinunciando a spazi e sostegni pubblicitari, per promuovere invece le loro attività: protagoniste di questa edizione sono Amnesty International, Emergency, Scuola Fatoma, Un Ponte Per che lavorano ogni giorno per migliorare le condizioni di vita dei più fragili, in ogni parte del pianeta. Un piccolo gesto per dare supporto a chi offre un aiuto concreto

FRANCO BASAGLIA HA 100 ANNI

“Franco Basaglia ha 100 anni”, indicativo presente: Cinemazero annuncia una retrospettiva speciale, durante il Pordenone Docs Fest, per rendere omaggio a una delle figure più influenti che la cultura e la società italiane abbiano saputo esprimere, a cento anni dalla nascita, l’11 marzo 1924. Tra gli ospiti d’eccezione, ci sarà Marco Bellocchio – presidente di giuria di questa edizione del festival, molto legato all’opera basagliana. Il festival, in collaborazione con l’Istituto LUCE (di cui ricorre il centenario), presenterà il documentario “Nessuno o tutti – Matti da slegare”, nella versione integrale, mai più vista dal 1976, l’anno in cui fu realizzato. Al festival saranno presenti anche il regista Silvano Agosti, autore – con Bellocchio, Petrulli, Rulli – del film e protagonista di una speciale masterclass. Ospite d’onore sarà Giuseppe “Peppe” Dell’Acqua, del Forum Salute Mentale, psichiatra e collega di Basaglia, che sottolinea l’attualità della proposta basagliana: «Quel che ci lascia non è un’eredità, è una storia ancora in costruzione, una storia cominciata da più di mezzo secolo, che nessuno riesce a fermare».

«Per noi questo evento non è un anniversario rivolto al passato, ma un monito per il presente e una freccia verso il futuro. Le ricerche, le azioni, le idee di Franco Basaglia sono vive ovunque ci sia una volontà riformatrice della società, ovunque ci sia un pensiero critico e libertario», afferma Riccardo Costantini, curatore del festival. «Basaglia non pensava solo a riformare la legislazione esistente, ma a rivoluzionare la società tutta: l’integrazione sociale dei pazienti coincideva con il recupero integrale dei loro diritti, facendo quindi del “malato” un paradigma centrale della società. In maniera crediamo originale, abbiamo deciso di allargare il nostro sguardo, per riscoprire con film rarissimi come sia stata fondamentale l’azione basagliana non solo in Italia ma anche all’estero». Infatti la retrospettiva di documentari che il festival presenta, curata da Federico Rossin, percorre le vie che il cinema e la televisione hanno intrapreso per raccontare la vicenda umana e politica di Basaglia e del movimento anti-psichiatrico, in Italia e all’estero, in particolare Belgio e Svizzera. Le proiezioni a Cinemazero saranno l’occasione per riscoprire, oggi, le forme documentarie e filmiche che sono riuscite ad affrontare il male invisibile, la malattia mentale, in modi e linguaggi diversi, gli autori che hanno saputo ascoltare la parola della follia con tatto, sensibilità e intelligenza, esplorando anche le narrazioni ispirate al mondo basagliano all’estero. Ad accompagnare l’iniziativa, verrà realizzata una pubblicazione con una filmografia critica commentata sul documentario e la malattia mentale, in una prospettiva internazionale e trans-storica di ampissimo respiro.

Durante i cinque giorni del festival, dal 10 al 14 aprile, verranno presentati, tra l’altro: “I giardini di Abele” di Sergio Zavoli, i nove corti realizzati da degenti dell’Ospedale psichiatrico di Triestenel 1973, accanto a quelli, girati sempre negli anni Settanta, dagli ex-pazienti del Club Antonin Artaud di Bruxelles, doveteatro e cinema erano utilizzati come mezzi terapeutici per facilitare lo scambio di relazioni, diversivi all’ostilità e all’aggressività, incoraggiando le identificazioni, suscitando la scoperta di se stessi e liberando l’espressione personale. E, ancora, verrà presentata una serie di film realizzati tra il 1959 e il 1981 presso l’ospedale psichiatrico Cery di Losanna, in Svizzera. Gli autori sono alcuni pazienti, riuniti in un collettivo, guidati dal cineasta sperimentale Nag Ansorge, che ha accompagnato il processo creativo.

NIU DOC – Nuove Idee per Documentari

I produttori di documentari cercano nuovi autori e soggetti

Un progetto di Pordenone Docs Fest e CNA Cinema e Audiovisivo FVG

Questa call è rivolta ad autori di progetti di documentario (di qualunque formato e tipologia, senza limitazioni di argomento o tematica).

Gli autori (soggettisti, sceneggiatori, registi…) devono essere residenti nel Triveneto (regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto, province autonome di Trentino e Alto Adige). I partecipanti sono invitati a presentare il proprio progetto di documentario all’iniziativa NIU DOC – Nuove Idee per Documentari, che prevede nella mattinata di venerdì 12 aprile 2024, a Pordenone, una serie di Speed Date (incontri “One to One” con presentazioni di progetto) con affermate società di produzione della regione Friuli Venezia Giulia, che avranno luogo nell’ambito delle iniziative Industry di Pordenone Docs Fest – Le voci del documentario (Cinemazero, 10-14 aprile). 


I progetti dovranno essere presentati entro il 29 marzo 2024 compilando il form a questo link, inviando le seguenti informazioni: 

– Titolo, autore, durata stimata e formato stimato del progetto 

– Logline (max 300 caratteri, spazi inclusi) 

– Sinossi/Soggetto (max 1.500 caratteri, spazi inclusi) 

– Note di regia, o in alternativa breve nota motivazionale sulla realizzazione del progetto (max 2.000 caratteri, spazi inclusi) 

– Breve CV / bio dell’autore (max 1.000 caratteri complessivi, spazi inclusi) 

La selezione dei progetti sarà a cura di Pordenone Docs Fest in collaborazione con il raggruppamento CNA Cinema e Audiovisivo del FVG. 

L’esito della selezione sarà comunicato ai partecipanti entro il 3 Aprile 2024.


Un progetto di 

Pordenone Docs Fest – Le voci del documentario

CNA Cinema e Audiovisivo FVG

Con il sostegno di

Ministero della Cultura

Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

e il supporto di 

Comune di Pordenone

In collaborazione con 

Fondo per l’Audiovisivo del Friuli Venezia Giulia

Anticipazioni Pordenone Docs Fest

Dal 10 al 14 aprile con la XVII edizione di Pordenone Docs Fest Le Voci del Documentario, il festival di Cinemazero che ogni anno porta a Pordenone il meglio del cinema del reale internazionale, la città torna capitale del documentario, palcoscenico esclusivo di storie in anteprima nazionale che raccontano il mondo al di là dell’informazione accessibile tramite i diversi mezzi di comunicazione.

«Metteremo al centro i diritti delle donne e dei minori, illuminando storie poco note, ma non per questo meno importanti. Le faremo conoscere a un pubblico attento, desideroso di andare oltre ciò che viene raccontato quotidianamente dall’informazione generalista. Un pubblico che ogni anno si aspetta visioni mai banali e luci sia su temi capitali che ignoti, tenendo come bussola la qualità cinematografica e l’importanza delle testimonianze, con l’ottica di una ricaduta sociale tramite il documentario» – Dice il curatore Riccardo Costantini. – «Cinemazero non poteva quindi non rendere omaggio – con una retrospettiva, una tavola rotonda e molti ospiti – a Franco Basaglia, a cento anni dalla sua nascita. E per noi questo evento non è un semplice anniversario rivolto al passato ma soprattutto un monito per il nostro presente, una freccia lanciata verso il futuro. Ecco perché Franco Basaglia ha 100 anni, indicativo presente, qui e ora. In Friuli, in Italia, nel mondo. Perché Basaglia è stata una delle figure più internazionali che la cultura e la società italiane abbiano saputo esprimere dagli anni Sessanta ad oggi: le sue ricerche, le sue azioni, le sue idee sono vive ed attive dovunque ci sia una volontà riformatrice della società, dovunque ci sia un pensiero critico e libertario».

A questo intellettuale cardine della storia del Novecento il festival dedica una retrospettiva, anche itinerante nei cinema del Friuli Venezia Giulia e poi in Italia, ricostruendo molte delle tappe del “viaggio basagliano” che ha Trieste e Gorizia come luoghi fondamentali. L’iniziativa, sostenuta dalla Regione Friuli Venezia Giulia, s’inserisce anche nei percorsi culturali di “Go2025! – Gorizia / Nova Gorica capitale europea della cultura”. Per la parte filmica è a cura di Federico Rossin, ed è frutto di lunghe ricerche nei principali archivi. Si tratta di un programma con un taglio pedagogico rivolto soprattutto alle nuove generazioni, che con prodotti televisivi e cinematografici, italiani e internazionali, racconta la vicenda umana e politica di Basaglia e del movimento antipsichiatrico, accompagnata da una pubblicazione che contiene una filmografia critica dedicata a documentario e malattia mentale con una prospettiva internazionale e trans-storica. Prevista anche la presentazione, in collaborazione con gli Archivi di Cinecittà – Istituto LUCE (nell’anno del centenario del LUCE) di Nessuno o tutti – Matti da slegare di Silvano Agosti, Marco Bellocchio, Sandro Petraglia e Stefano Rulli, versione più ampia, ricca e varia del noto Matti da Slegare, su grande schermo per la prima volta dal 1976 nella sua versione integrale ritrovata. 

Anche quest’anno, tante le anteprime nazionali presentate al pubblico e in concorso. Tra queste, Mourning in Lod della regista israeliana Hilla Medalia offre una speranza di pace per il conflitto israelo-palestinese: dall’immersione nel microcosmo di violenza, rabbia e speranza di Lod/Lydd, una delle cinque città “miste” abitate da israeliani e palestinesi, a 50 chilometri a ovest di Gerusalemme, emerge una storia incredibile che lega indissolubilmente e per sempre – in un dono d’amore e di futuro – le famiglie delle due parti in causa.

Con il commovente Mediha di Hasan Oswald (che sarà presente al festival), prodotto anche dall’attrice premio Oscar Emma Thompson, si riporta l’attenzione sul genocidio yadiza raccontato attraverso gli occhi e la determinazione di una adolescente (che firma molte delle riprese e parte della regia) che affronta il trauma della prigionia e della schiavitù dell’Isis – di cui è stata vittima – senza rassegnarsi, diventando protagonista e testimone del riscatto della vendita all’estero anche dei propri fratelli più piccoli.

Hiding Saddam Hussein a distanza di vent’anni fa riemergere la davvero incredibile testimonianza di un uomo semplice, un agricoltore iracheno che – obbedendo a degli ordini – tenne nascosto in casa propria il dittatore per otto mesi, nel corso di una delle cacce all’uomo più spietate degli ultimi decenni. Un racconto firmato dal regista norvegese di origine curda Halkawt Mustafa (presente al festival).

Dopo il successo di Be My Voice (e del suo tour italiano condotto da Tucker Film), vincitore del premio del pubblico al festival nel 2021, la regista svedese-iraniana Nahid Persson torna in Italia, accompagnando il suo ultimo documentario, Son of the mullah, in cui racconta la storia del giornalista iraniano Ruhollah Zam che, per l’impossibilità di esprimersi liberamente nel suo Paese, è stato costretto a raccontarne le contraddizioni dall’estero…fino a essere rapito con l’inganno e poi giustiziato dal regime iraniano. Il racconto costante della corruzione, dell’ipocrisia e della ferocia dei regimi è un esempio concreto del ruolo che il festival vuole svolgere sostenendo i film anche oltre la durata della manifestazione.

Non manca infine spazio per la leggerezza con un’altra anteprima nazionale, Alreadymade dell’olandese Barbara Visser, che racconta l’assurda storia di Fountain di Marcel Duchamp l’orinatoio più famoso di sempre, di cui la regista indaga la paternità svelando inaspettati retroscena. La riflessione sull’arte e sulla sua forza, con toni ironici e dissacranti, è anche di Soviet Barbara, altra anteprima nazionale, firmato dall’islandese Gaukur Ulfarsson’s e che vede l’“art star” internazionale Ragnar Kjartansson ricreare in pieno stile “Soviet” la soap-opera americana “Santa Barbara” in un museo moscovita di proprietà di un’oligarca, con tanto di benedizione di Putin e ospitata delle Pussy Riot, in un contrasto di denuncia e provocazione.

 Molti eventi collaterali arricchiscono come sempre l’offerta della manifestazione, che accanto alle proiezioni offre masterclass, tavole rotonde, incontri industry e approfondimenti realizzati grazie al coinvolgimento di professionisti, associazioni e ong, in particolare con un focus sul “Triangolo mancato”, cioè la grande lacuna del rapporto ordinato e coeso fra registi/produzioni, distributori ed esercenti cinematografici per quel che concerne il documentario, e la finestra sui giovani registi italiani emergenti “Italian Doc, Future!”.

Importante anche la seconda edizione di Nord Est Doc Camp, laboratorio di finalizzazione di documentari in fase di montaggio prodotti nel Triveneto e che gode del sostegno di tutte le Film Commission di questi territori, e ha visto già nella sua prima edizione uno dei film seguiti – Vista Mare – vincere il prestigioso “Festival dei Popoli” ed essere presentato al Festival di Locarno, a testimonianza della bontà del percorso di tutoraggio sviluppato.

Il festival gode del contributo del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema, della Regione Friuli Venezia Giulia, del Comune di Pordenone, della Fondazione Friuli.

Aspettando Pordenone Docs fest 2024

Dieci film per dieci appuntamenti imperdibili di Aspettando Pordenone Docs Fest: torna ogni giovedì sera, dal 25 gennaio al 28 marzo, il programma di anteprime del festival del documentario di Cinemazero, alla XVII edizione, dal 10 al 14 aprile. Si parte, con un film tutto al femminile, tra i fumi di una sauna nel sud dell’Estonia, con “Smoked Sauna Sisterhood”, miglior documentario europeo dell’anno, giovedì 25 gennaio alle 20:45, alla presenza della regista Anna Hints. Il documentario, che arriva a Pordenone dopo l’anteprima nazionale al Trieste Film Festival e in collaborazione anche con Wanted Cinema, è un inno al potere curativo, per il corpo e lo spirito, della sauna a fumo, e alla forza interiore e tutta “al femminile” delle protagoniste che la frequentano.

Il secondo appuntamento, giovedì 1° febbraio, in collaborazione con l’Associazione Tutori Volontari di Minori Stranieri Non Accompagnati, è con la proiezione di “The Mind Game” di Sajid Khan Nasir, Eefje Blankevoort, Els van Driel. Il film è un invito a riflettere sul peso psicologico che devono affrontare i minori in fuga da soli da Paesi come l’Afghanistan. Giunti in Europa, la loro odissea prosegue nelle contraddizioni delle politiche europee d’accoglienza.  Interverranno molti ospiti: il Garante Regionale dei Diritti della Persona dr Paolo Pittaro (in video), il Giudice Onorario Tribunale Minori di Trieste dr Lucio Prodam, Associazione Regionale Tutori FVG, Save The Children e d.ssa Daniela Mannu di Il Fvg in Rete Contro la Tratta.

L’8 febbraio è la volta di “Kripton” di Francesco Munzi, che sarà presente in sala. Il film è una narrazione senza filtri della quotidianità di sei ospiti di comunità psichiatriche, e anticipa il lavoro che Pordenone Docs Fest farà sulla filmografia “basagliana” nell’anno del centenario. Attraverso lo sguardo discreto e partecipe della telecamera trovano rappresentazione le sofferenze, le crisi e le interazioni attorno alle quali prende forma il percorso di cura.

La musica è protagonista del quarto appuntamento, giovedì 15 febbraio, con l’attesissimo “Kissing Gorbaciov”, di Andrea Paco Mariani e Luigi D’Alife, che saranno presenti a Pordenone. Nel film rivive un evento storico: a Melpignano, nel Salento, 1988, per la prima volta rock-band sovietiche si esibiscono nel mondo libero, incontrando il punk rock italiano dei CCCP.

Giovedì 22 febbraio, nel triste anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina, “20 Days in Mariupol” di Mstyslav Chernov, è il racconto deiventi giorni trascorsi dal regista e giornalista ucraino con alcuni colleghi, nella città assediata. Di fronte a tanto dolore, l’autore si chiede se filmare ancora possa fare qualche differenza, ma sono gli stessi cittadini di Mariupol a implorarlo di continuare, perché il mondo sia testimone.

La sesta serata, giovedì 29 febbraio, è all’insegna della leggerezza ma anche della riflessione sulle subculture musicali: “Cocoricò Tapes” di Francesco Tavella, alla presenza del regista, concentra visioni e suoni di quel rito collettivo che è stata la discoteca più famosa d’Europa negli anni ’90. Un viaggio nel mito, attraverso il ritratto di una generazione e le contaminazioni di un periodo irripetibile e folgorante. Interverranno il regista Francesco Tavella e la produttrice Lisa Tormena.

Giovedì 7 marzo, “Theatre of Violence” di Lukasz Konopa e Emil Langballe affronta il tragico destino dei bambini-soldato in Uganda, che da vittime possono diventare carnefici. Il 14 marzo, presentato dal curatore di “Mondovisioni – I documentari di Internazionale” Sergio Fant,  “Total Trust” di Jialing Zhang che è uno sguardo sull’ipertecnologia e il sistema di controllo che adotta la Cina nei confronti di attivisti per i diritti umani, giornalisti e voci critiche del governo. “Praying for Armageddon” di Tonje Hessen Schei e Michael Rowley, giovedì 21 marzo, sempre presetato con Mondovisioni, è quasi un thriller, che indaga le pericolose conseguenze della fusione tra cristianesimo evangelico e politica statunitense: fondamentale per comprendere il ritorno del fenomeno Trump. L’ultimo appuntamento, giovedì 28 marzo è un film d’archivio, “16 millimetri alla Rivoluzione” di Giovanni Piperno, un’indagine sull’eredità del PCI e un atto d’amore per il cinema militante con protagonista Luciana Castellina.

CLICCA QUI PER SCARICARE IL PROGRAMMA

CLICCA QUI PER LA PREVENDITA

PO – Pordenone Docs Fest e Cinemazero insieme per le popolazioni alluvionate dell’Emilia Romagna

Cinemazero e Pordenone Docs Fest insieme per le popolazioni alluvionate dell’Emilia-Romagna! 
Da giovedì 1 a mercoledì 7 giugno torna in sala PO di Andrea Segre e Gian Antonio Stella. Il ricavato delle proiezioni verrà devoluto a sostegno delle comunità emiliano-romagnole colpite dagli eventi estremi di questi giorni.

CLICCA QUI PER IL TUO BIGLIETTO
 
Andare al cinema, a vedere un film che racconta una tragedia del passato, ancora drammaticamente presente nella memoria di chi l’ha vissuta, diventa un piccolo grande gesto di solidarietà, che ciascuno può compiere. Il ricavato delle proiezioni in programma verrà devoluto alle comunità emiliano-romagnole attraverso il conto corrente attivato dalla Regione Emilia-Romagna, intestato all’Agenzia per la sicurezza territoriale e la protezione civile.

 
PO è stato presentato in anteprima alla XV edizione del Pordenone Docs Fest – Le Voci del Documentario un anno fa. Prodotto da Luce Cinecittà e distribuito da ZaLab, con il supporto proprio del festival di Cinemazero dedicato al documentario, il film nasceva dalla voglia degli autori, Andrea Segre e Gian Antonio Stella, di colmare un vuoto, riportando a galla la memoria dell’esondazione del Po e della terribile alluvione in Polesine, oltre settant’anni fa.  


Il film parte da materiali cinematografici di rara bellezza: le pellicole perfettamente conservate negli Archivi dell’Istituto Luce, alternate alle interviste ai bambini polesani di allora, oggi ottantenni. Il 14 novembre 1951 l’argine sinistro del Po a poche centinaia di metri dal ponte della ferrovia Padova-Bologna si spacca. La marea invade in pochi minuti le terre del Polesine, una delle regioni all’epoca più povere, più misere di tutta Italia. Migliaia di uomini, donne e bambini scappano, mentre l’acqua rimane stagnante per mesi tra le case e le campagne. Quelle immagini, oggi, non possono non richiamare l’alluvione che ha messo in ginocchio l’Emilia-Romagna proprio in questi giorni.   


«Ciò che ci ha colpiti viaggiando negli archivi e nelle case dei nostri protagonisti è quanto il ricordo sia ancora vivo, come quella alluvione rappresenti in realtà una memoria incancellabile, un passaggio di vita e di storia del Paese da cui è difficile prescindere, lo si può nascondere, ma è davvero sbagliato dimenticarlo», commentano Segre e Stella. «Ascoltando i ricordi dei vecchi bambini polesani e guardando le immagini degli archivi abbiamo vissuto un salto temporale che ha reso questi settant’anni così vicini, tangibili, presenti».  
Memorie ancor più toccanti e vicine, ora, alla luce di quanto stanno vivendo le persone nelle terre alluvionate dell’Emilia-Romagna.  

Manifesto Green: ecco il report del festival!

Un risparmio di 3,5 tonnellate di CO equivalenti: è uno dei risultati ottenuti dal Pordenone Docs Fest, grazie al Manifesto green, il decalogo lanciato quest’anno in occasione della XVI edizione del festival del documentario di Cinemazero. Il numero corrisponde a 12.637 km, la distanza totale che alcuni ospiti hanno scelto di percorrere in treno anziché in aereo, in particolare evitando i voli da e per Roma e Napoli. Ma c’è chi ha preso l’impegno verso la sostenibilità ancora più sul serio: Emma Davie, la regista di “The Oil Machine”, film vincitore del Green Documentary Award, ha viaggiato in treno da e verso Londra.

Grazie al supporto tecnico scientifico di Arpa FVG, il festival ha appena concluso il calcolo delle emissioni di CO2 eq per tutti gli ambiti per cui si potevano formulare almeno delle stime. Sono stati raccolti quanti più dati possibili sui consumi energetici, sul trasporto degli ospiti, dello staff e del pubblico, sul cibo consumato, sulla produzione di rifiuti, considerando non solo i cinque giorni della manifestazione ma, in parte, anche il lavoro d’ufficio necessario per l’organizzazione.

Il numero finale è di 49,6 tonnellate di CO equivalenti emesse in atmosfera. Il peso maggiore lo ha il trasporto delle persone, considerando anche il pubblico, con una stima di 41,4 tonnellate totali, di cui 20 sono imputabili alle auto, 16 all’aereo e 5,4 al treno. Alla luce di questi numeri, la scelta di evitare l’aereo ove possibile risulta particolarmente significativa: 3,5 tonnellate di CO eq risparmiate grazie ai viaggi in treno corrispondono alla capacità di assorbimento di carbonio di 178 alberi all’anno, se si considera che un albero adulto in clima temperato e in ambiente urbano può assorbire in media ogni anno una quantità di carbonio pari a 10-30 kg di CO (dati di Forestami, il progetto di piantumazione di tre milioni di alberi nell’area metropolitana di Milano).

Al secondo posto per quantità di emissioni ci sono i consumi energetici, stimati a 6,4 tonnellate di CO eq. È un aspetto su cui Cinemazero sta già lavorando. A breve, grazie a fondi del Pnrr e insieme al Comune di Pordenone, partiranno i lavori per l’efficientamento energetico del cinema e, sul tetto dell’edificio, verrà installato un impianto fotovoltaico in grado di produrre 21.617,6 kWh annui. L’intervento è stato progettato dallo Studio De Blasio Associati s.r.l. e verrà realizzato dalla ditta Balsamini Impianti Società Benefit srl. 

L’impronta di carbonio si completa poi con 1,8 tonnellate di COeq, relative al consumo di cibo, di carta e altri beni di consumo, oltre alla produzione di rifiuti. Molto è stato fatto per la riduzione di questo valore, già a partire da quest’anno, dalla scelta di offrire buffet vegani o vegetariani, senza spreco di cibo, ai premi in legno, ai gadget realizzati con materiale di recupero. Le borse del festival, infatti, sono state ricavate dagli scarti di tende da esterni dal laboratorio di sartoria sociale della cooperativa Nuovi vicini di Pordenone.

Tanto si può ancora fare: è proprio questo il significato del calcolo delle emissioni realizzato dal festival, con il coinvolgimento di tutto lo staff e grazie al supporto tecnico scientifico di ARPA FVG. A partire dai dati di quest’anno, il festival si impegna a elaborare nuove strategie per migliorare i propri risultati in termini di sostenibilità.  

Too much.. Orson Welles!

Dieci anni fa, nei magazzini di Cinemazero, veniva ritrovato Too Much Johnson, un breve film muto di Orson Welles del 1938, girato quando aveva solo 23 anni. Nel 2013 la pellicola, precedente a Citizen Kane/Quarto Potere e a lungo considerata perduta, è stata restaurata e presentata in anteprima mondiale a Le Giornate del Cinema Muto.
Pordenone Docs Fest, il festival del documentario di Cinemazero, ricostruisce l’eccezionale vicenda grazie a un podcast originale dal titolo “Too Much… Orson Welles!“, scritto a voce da Irene Tommasi per storielibere.fm, con la collaborazione di Massimiliano Coccia e disponibile online sulle maggiori piattaforme d’ascolto.

CLICCA QUI PER ASCOLTARE IL PODCAST

Lo straordinario ritrovamento, che ha aggiunto un nuovo capitolo alla storia del cinema, nasconde in realtà una storia intricata dai retroscena misteriosi legati alla sparizione dell’ultima copia del film nell’incendio della casa madrilena del regista nel 1970: una storia perfetta per un podcast che cerca di restituire in cinque puntate non solo il viaggio tortuoso della pellicola ma anche lo scenario più ampio della New York di fine anni Trenta in cui il Too Much Johnson prende vita, la crisi economica del ‘29, il New Deal rooseveltiano, lo show business di Broadway, il nuovo teatro americano e il prolifico talento dell’enfant prodige Orson Welles.
L’autrice è Irene Tommasi, pordenonese, cresciuta nelle sale di Cinemazero, diplomata in sceneggiatura al Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano, laureata in Filosofia e specializzata in Antropologia Culturale. Attualmente lavora nell’ambito della produzione cinematografica e collabora come selezionatrice per il Pordenone Docs Fest. «Uno degli aspetti prodigiosi del documentario – commenta Tommasi – è la sua significativa ricaduta in altri territori tematici e artistici, in un circolo virtuoso che sa innescare riflessioni, idee, azioni. L’esplorazione di queste contaminazioni è una delle linee guida del festival. Nasce proprio da questo esercizio di interconnessione, il primo podcast firmato Pordenone Docs Fest».

BIBLIOGRAFIA PODCAST (clicca qui)

CONTENUTI AUDIO DELLA PRIMA PUNTATA DEL PODCAST (clicca qui)

Arrivederci Berlinguer! al festival UnArchive di Roma

Sabato 6 maggio alle 22:30 all’Alcazar di Roma, dopo l’anteprima al Pordenone Docs Fest lo scorso 2 aprile, inizia il tour del cineconcerto “Arrivederci, Berlinguer!”, per la regia di Michele Mellara e Alessandro Rossi, spettacolo prodotto dallo stesso festival di Cinemazero e dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, in collaborazione con Mammut Film, con la musica dal vivo di Massimo Zamboni.

 Un evento speciale che si inserisce all’interno dell’UnArchive Found Footage Fest , il festival diretto da Alina Marazzi e Marco Bertozzi (quest’ultimo anche membro del comitato scientifico di Cinemazero) che valorizza il riuso creativo delle immagini d’archivio.

“L’addio a Enrico Berlinguer”, il film corale sui suoi funerali, realizzato all’epoca, tra gli altri, da Bernardo e Giuseppe Bertolucci, Silvano Agosti, Roberto Benigni, Carlo Lizzani, Luigi Magni, Giuliano Montaldo, Ettore Scola e Gillo Pontecorvo, è stato rimontato e attualizzato, arricchito di materiali inediti, per mostrare il rapporto umano, caldo e vivo, che il politico riuscì ad avere con le masse popolari. Nella nuova versione, è un film che guarda in avanti, che non vuole celebrare ma dare spunti: per riflettere su cosa significa fare politica, viverla come comunità e in prima persona: oggi urgenza quanto mai necessaria. 

«L’umanità della figura di Berlinguer restituisce dignità, integrità e forza alla politica. Lo raccontiamo a partire dalla grande partecipazione popolare al suo funerale, – spiegano i registi. – Nel nuovo assemblaggio, a intervallare i tempi espansi della lunga cerimonia, abbiamo inserito alcuni suoi interventi che riguardano i temi che ci sembravano più vicini all’oggi: generazioni, donne, famiglia, questione morale, lavoro, e su cui ebbe parole  ancora di estrema attualità, che continuano a farci riflettere». 

Le immagini, provenienti dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, sono state girate per lo più in pellicola, tra le fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta, soprattutto durante convegni e appuntamenti pubblici a cui prese parte Berlinguer. Mostrano l’uomo politico, nella sua veste istituzionale, concedendo poco al privato. Il leader viene rappresentato sempre – forse, a volte, con una dose di serietà eccessiva – nei momenti ufficiali, nell’impeto oratorio di un comizio, nell’incontro di sezione con i militanti del partito. A questi filmati, però, se ne aggiungono alcuni che lo ritraggono nella vita privata, più caldi, momenti che restituiscono, almeno in parte, l’umanità e le fragilità dell’uomo. 

Il montaggio del nuovo film, “Arrivederci Berlinguer!”, è pensato in chiave emozionale, per coinvolgere il pubblico poggiandosi sulle composizioni musicali e la chitarra di Massimo Zamboni: la reiterazione del gesto, le folle, la commozione delle donne, dei politici, delle masse operaie, degli ultimi e dei capi di stato, i pugni alzati: tutto questo diventa sinfonia visiva e musicale allo stesso tempo.

Nord Est Doc Camp: seconda tappa al Trento Film Festival

Si è svolta nell’ambito del 71. Trento Film Festival la seconda tappa di Nord Est Doc Camp, il nuovo laboratorio di consulenza e accompagnamento per documentari medio e lungometraggi in fase di ultimazione, prodotti nel nord-est, ideato e promosso dal festival trentino insieme a Pordenone Docs Fest e Euganea Film Festival, con il sostegno di IDM Film Commission Südtirol, Trentino Film Commission, Veneto Film Commission, Friuli Venezia Giulia Film Commission e la collaborazione del Fondo Audiovisivo FVG.

Dopo il primo appuntamento a Pordenone a fine marzo, durante il quale i quatto progetti selezionati sono stati oggetto di approfondite visioni e discussioni con un panel di esperti e consulenti, a Trento una platea di professionisti dell’audiovisivo (sales agent, distributori, piattaforme, broadcaster, direttori e programmatori di festival) ha potuto scoprirli per la prima volta, in una presentazione riservata con scene selezionate e dialoghi con registi e produttori.

Alla presentazione hanno fatto seguito incontri one-to-one tra i team dei documentari e i professionisti invitati, che segnano l’inizio del percorso che porterà i quattro film al debutto e alla loro futura diffusione tra festival, sale, canali tv e piattaforme online.

In occasione della tappa al Trento Film Festival di Nord Est Doc Camp è stato assegnato anche il premio Premio Arte Video, per un servizio di authoring DCP, compreso di realizzazione e inserimento dei sottotitoli in inglese o in italiano, offerto da Arte Video S.r.l., società leader nel settore dei servizi di post-produzione cinematografica e video, con sede a Palmanova, Roma e Pasadena. La giuria, composta da Alice Arecco di Milano Film Network, Heidi Gronauer direttrice della scuola di cinema Zelig di Bolzano, e Simonetta Zanon della Fondazione Benetton di Treviso, ha premiato il progetto Vista mare di Julia Gutweniger e Florian Kofler, prodotto da Albolina Film di Bolzano, in co-produzione con l’austriaca Eutopiafilm.

La terza e ultima tappa della prima edizione di Nord Est Doc Camp, a Monselice nell’ambito di Euganea Film Festival, il 30 giugno e 1 luglio, prevede un workshop su promozione, distribuzione, marketing, comunicazione e festival strategy, con sessioni di lavoro, consulenza e pianificazione specifiche per ognuno dei progetti partecipanti.

Iscriviti alla Newsletter


Sei unə studentə?